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CHIESA E NAZISMO / Operazione Odessa, lo storico: mai favoriti i criminali

La Chiesa non favorì mai la fuga di criminali nazisti. Lo ribadisce Pier Luigi Guiducci, intervistato da Avvenire in vista dell’uscita del suo nuovo libro “Oltre la leggenda nera” (Mursia).

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La Chiesa non favorì mai la fuga di criminali nazisti. Lo ribadisce Pier Luigi Guiducci, docente di Storia della Chiesa presso il Centro diocesano di teologia per laici "Ecclesia Mater" della Lateranense, intervistato da Avvenire in vista dell'uscita del suo nuovo libro "Oltre la leggenda nera" (Mursia). Come scrive il gesuita Peter Gumpel nella prefazione, Guiducci "è stato in grado di dimostrare che le tesi di vari autori esprimono in più casi, solo delle opinioni, delle supposizioni, delle convinzioni personali non confermate da documenti storici, non attente ai dati divulgati dopo l’apertura di diversi archivi statali". Sarebbe quindi "antistorico voler a tutti i costi presentare una Chiesa asservita ai criminali".

Ma come si arrivò a ipotizzare il coinvolgimento della Santa Sede nella cosiddetta operazione Odessa? "Alcuni autori sono partiti da un input ideologico, senza descrivere prima l’esatto percorso storico di ricerca - spiega Guiducci ad Avvenire - L'azione vaticana, con le sue diramazioni, mirata a non chiudere canali d’informazione e assistenza, è stata capziosamente letta come connivenza con ricercati". Si è anche sostenuto "che gli organismi assistenziali cattolici (collegati a Pio XII e a Montini) coprivano certe fughe. Ma non è stato scritto che i criminali avevano già una falsa identità". I criminali nazisti arrivavano infatti in Italia "come figure anonime, con documenti falsi. Vestivano senza ricercatezza. Potevano pagare i più diversi interlocutori. Non avevano accanto commilitoni. Si presentavano, a volte con moglie e figli piccoli, come profughi, senza che questo chiami in causa la responsabilità di chi effettuava l'opera di assistenza". Anzi, Pio XII affermò chiaramente che i criminali andavano processati e "con altrettanta chiarezza affermò che ogni persona accusata doveva affrontare regolari processi, che non si potevano accettare tutte quelle condanne a morte decise in modo sommario, sovente con motivazioni non legate al conflitto".

Parallelamente, conclude Guiducci, "si realizzò una estesa opera di assistenza cattolica a internati (militari e civili), a famiglie da ricongiungere, malati gravi, infermi mentali, persone senza tutela giuridica, prive di denaro, vestiti, occhiali, supporti per la deambulazione, terapie". Insomma, "la Chiesa fu l’unica a garantire una rete di sostegno a livello centrale e periferico. Ma la copertura dei criminali nazisti in fuga non c’entra".

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