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IL CASO/ Loris Stival, 8 anni, ucciso senza un perché, ma"premiato" dalla tv

Pubblicazione:mercoledì 27 maggio 2015

Veronica Panarello (Infophoto) Veronica Panarello (Infophoto)

"Voi giornalisti avete invaso il nostro piccolo paese, lo avete dipinto come omertoso, avete violato la nostra intimità, non avete avuto rispetto del nostro dolore e, poi, quando non vi servivamo più avete smontato le vostre antenne e riposto in borsa i vostri registratori abbandonandoci al nostro destino". 

Nell'aula universitaria si fa improvvisamente silenzio. Il dibattito fra un giornalista e un centinaio di studenti sulla cronaca nera spesso ridotta a reality show cambia verso, esce dal fumo dell'astrazione e si approssima alla realtà. Nelle parole di Sonia, studentessa universitaria di Santa Croce Camerina, c'è amarezza più che rabbia. E tanta voglia di stare ai fatti, di guardare  e raccontare la realtà per ciò che essa è.

Sonia s'è ritrovata, suo malgrado, nel tritacarne mediatico del caso Loris. "Non si poteva andare al municipio o in chiesa senza incrociare una telecamera o un giornalista che tentava di spillarti un particolare". E dire che lei qualcosa l'avrebbe potuto raccontare: un suo cuginetto era compagno di classe di Loris, sua zia incontrava ogni mattina Veronica Panarello a scuola e quante volte avranno scambiato discorsi. Ma quell'assedio mediatico Sonia non l'ha proprio digerito.

A Santa Croce Camerina s'era rifugiato per qualche tempo, alla fine degli anni Cinquanta, Salvatore Gallo, il "morto vivo di Avola" protagonista di un caso di cronaca giudiziaria che appassionò l'Italia. Da allora il paese non aveva avuto grande attenzione dalla stampa per fatti di cronaca nera. Il comune di Santa Croce è entrato, invece, nell'immaginario collettivo di mezzo mondo grazie al Commissario Montalbano. Puntasecca col suo mare increspato e quel ristorantino lambito dalle onde sono diventati l'oggetto del desiderio di tanti turisti. "E' bello il nostro territorio — racconta Sonia — non solo per il mare, ma anche per la campagna e per la gente. Ma ora se ne parla solo per la tragedia di una madre che avrebbe ucciso il suo figlioletto".

L'attenzione dei media per troppo tempo è stata catturata dalla individuazione della figura del mostro. E quando le indagini hanno portato all'arresto della madre, tutto l'accanimento è stato posto nella ricostruzione dei "retroscena": i rapporti di Veronica col marito camionista, con i suoi familiari, con la sua storia dell'infanzia. Tante domande sul "come" è potuta accadere la tragedia, per eludere la domanda sul "cosa" è accaduto e sul perché di una morte in tenera età. Il piccolo Loris è caduto nel dimenticatoio per alcune settimane fino al suo funerale, trascurato dai media e dalla pietà umana.

Ma c'è un effetto perverso della tv sui protagonisti della storia di cui poco ci si è occupati. Il cuginetto di Sonia, dicevamo, era compagno di classe di Loris. La studentessa accetta di parlarne e dal suo racconto emerge un dato che fa riflettere. "Un giorno — racconta Sonia — mentre guardavamo la tv con il mio cuginetto, abbiamo incrociato le immagini di Santa Croce. Si parlava, evidentemente, della tragedia del piccolo Loris e sul video è apparsa in primo piano una foto del bambino. Il mio cuginetto dapprima fa finta di niente, poi dice sottovoce: «Almeno lui ce l'ha fatta»". 


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