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LA STORIA/ Simone e i suoi Amici, se essere disabili è una promessa di eternità

Simone Tanturli, a cui è dedicata l'Associazione Simone Tanturli, a cui è dedicata l'Associazione

Come fa sapere l'Istat, il numero medio di ore settimanali di un assistente educativo culturale è di circa 10, un nulla. Difficile poi che le classi siano dotate di postazioni informatiche adatte a loro mentre le barriere architettoniche sono un problema nel 62,4% delle primarie e nel 72% delle medie. Tutto questo in un paese, il nostro, che vanta una delle prime leggi sul tema in Europa, la 104/92. Che cosa fa allora una famiglia? Paga, di tasca sua. 

Le spese scolastiche per una famiglia che abbia un figlio con handicap di vario tipo si aggirano sui 23/25mila euro all'anno. Per contribuire alle famiglie con questa esigenza, l'Associazione Amici di Simone organizza eventi di vario tipo, allo scopo di raccogliere fondi. Cene, matrimoni, battesimi, spettacoli. Tutto a carattere volontario. Sono dozzine le famiglie che in questi dieci anni hanno dato la loro disponibilità, impegnandosi a fondo nonostante gli impegni che ogni famiglia ha di suo, dal lavoro ai figli. Eppure l'Associazione va avanti. Perché?

"Non c'era e non c'è bisogno di commemorare nessun figlio morto" racconta Alessandro, il papà di Simone. "Il dono di Simone è ben presente più ora che non quando era qui. Il dolore non è fine a se stesso, ma è una promessa di eternità". A proposito del lavoro che li impegna nell'Associazione, spiega che "c'era e c'è un bisogno che si è evidenziato, così sono nati gli Amici di Simone. Domani può anche finire questo nostro impegno, ma la risposta pur povera e sgangherata è stata innanzitutto alla domanda mai sopita del mio desiderio di felicità che è passato attraverso le carni ferite e l'animo stanco di chi abbiamo incontrato. Non abbiamo tolto grandi difficoltà, le spese di queste famiglie sono enormi, né sollevato il fisico di chi al figlio deve assicurare un'assistenza continua 24 ore su 24. Ma è nato un rapporto che ci ha fatto sentire accompagnati loro e noi. Il Mistero poi è di un'imprevedibilità tutta sua. Ma se uno sta al gioco non tradisce mai".

Viene da chiedersi se scopo e bisogno in un'opera come questa possano essere, a volte, in contrasto fra loro. Per Nicola, "l'associazione è nata dal desiderio di fare compagnia alle famiglie di bambini speciali e allo stesso tempo  ha preso la forma di raccogliere fondi per sostenere alcuni progetti a favore di questi bambini. Ognuno risponde a questo bisogno, nei modi più propri. Ci chiedono di organizzare cene, feste, battesimi o apericene: ad alcuni di noi piace farlo e abbiamo imparato a farlo insieme. Preparare questi eventi con cura, dedicarvi parte del nostro tempo e lavoro, per me è la modalità di rispondere al bisogno tenendo sempre presente lo scopo".