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LA STORIA/ Simone e i suoi Amici, se essere disabili è una promessa di eternità

Pubblicazione:domenica 31 maggio 2015 - Ultimo aggiornamento:domenica 31 maggio 2015, 10.11

Simone Tanturli, a cui è dedicata l'Associazione Simone Tanturli, a cui è dedicata l'Associazione

Certo, l'impegno è tanto. Dice Sabrina che "in questi anni stare nell'opera dell'Associazione Amici di Simone, dare il mio tempo, lavorare, vivere rapporti di amicizia, mi ha semplicemente mosso". Che cosa significa? "Quello che mi ha mosso sin da subito è stata un'amicizia, un legame interessante per me dentro una storia. Sono una che si entusiasma facilmente, mi piace cucinare, curare l'apparecchiatura, fare le bomboniere, decorare, creare... quindi di fronte ad ogni cosa ho sempre avuto l'impulso a dire di sì, e ho avuto anche una grande soddisfazione a fare le cose belle e bene. Nel tempo mi sono accorta che non poteva bastare come non basta rispondere ad un bisogno sempre più grande, grande come il nostro mare. Ci siamo chiesti spesso le ragioni di questo fare che non è mai staccato dal nostro essere amici perché a nessuno basta fare".

Conclude Sabrina: "Quello che mi interessa è fare esperienza del rapporto quotidiano con Gesù, è imparare a stare dentro tutto quello che io ho. È avere quel desiderio. Quella fame e quella sete. In questi anni nel rapporto con questo insieme di amici 'sgaruppati', nel fare festa, nel rispondere alle richieste ho potuto sperimentare una novità continua, una cosa che riaccade sempre nuova se io ci sono".

Non solo eventi da organizzare e da gestire. Negli anni l'Associazione ha incontrato tante persone che poi si sono dedicate anche loro a questa opera, ad esempio un albanese che era anche finito in carcere e che adesso dà una mano a cucinare. Oppure amici persi di vista da decenni e che poi si rincontrano come fosse un nuovo inizio. E' il caso di Cristiano: "Il modo con cui si comunica qualcosa non è necessario sia lo stesso per tutti" dice. "Può cambiare, deve cambiare, a seconda della realtà che vivo. Quando uno possiede quello che vive lo può comunicare in tanti modi ed è un bene perché così viene veicolato meglio. Sono contento per la possibilità che mi è stata data di lavorare anche se poco per l'Associazione".

Conclude Cristina: "Mi tornano alla mente, è sempre mi ripeto, le parole di don Federico ad una messa in ricordo di Simone: essere amici di Simone ci aiuta ad essere sempre più amici di Gesù, per meno non varrebbe la pena fare alcuna iniziativa".  



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