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EXPO 2015/ 2. Renzi lo usi per "intervenire" in Libia

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Le stragi nelle acque italiane sono una realtà di oggi, non una visione. L'Expo è cominciato da quattro giorni e pretende di essere più di una visione. La guerra alla Libia e poi in Libia è una realtà sanguinosa che dura da quattro anni e all'origine vi è semmai una tradizione di cinismo occidentale verso l'Africa. E a me dispiace ricordare che la guerra del 2011 ha spazzato via un tentativo politico diverso, coraggioso: quello del governo italiano di allora che - a partire dal superamento del passato di occupazione italiana a Tripoli - aveva intuito un futuro possibile in una politica di aiuti strutturati. Non così, ad esempio, si è mossa la Francia in Ruanda. Sui barconi ci sono profughi di tutte le carestie e di tutti i massacri. Tutti sappiamo quasi tutto: i capi di governo e i visitatori dell'Expo. Al di là di ogni mistificazione mediatica o di ogni spregiudicatezza diplomatica.

 

I due o tre miliardi all'anno di un'operazione "Expo for Africa" andrebbero investiti in infrastrutture nei paesi mediterranei? 

Personalmente li metterei a disposizione di un forte intervento umanitario in Libia e nel cuore dell'Africa. Guarderei alla rete di Ong che già hanno accumulato esperienza operative e portato risultati. Punterei su programmi alimentari ma soprattutto programmi di education, di formazione, di sviluppo occupazionale. Ripartire dalla cannoniere contro i barconi vuol dire - inevitabilmente - ripartire dalla rabbia delle popolazioni africane, spingerle verso la deriva dello scontro di civiltà: da cui derivano i focolai terroristici e l'idea che è l'Europa va combattuta e invasa. Invece, anche se sembra faticoso, è necessario ripartire dal principio di autodeterminazione dei popoli africani. Il che vuol dire anche, per i cristiani, ripartire anche dal proprio credo. Ma questo lo ha già detto benissimo il Papa nel messaggio del primo maggio: i cristiani sono richiamati a una fede autentica in cui la carità - dall'accoglienza al sostegno di opere educative, sociali ed economiche - sia il campo della loro presenza nel mondo.

 

Cos'ha chiesto veramente papa Francesco all'Expo?

Di non essere una conferenza agricola, un convegno gastronomico, un monumento d'immagine. Di essere invece un'ininterrotta interrogazione delle coscienze. soprattutto quelle di chi ha di più. Ma non solo per metter mano ai portafogli una tantum. La circolazione dei beni sul pianeta - osservata dal punto di vista della nutrizione - non è solo quella di produzione-consumo. L'accoglienza di esodi biblici non può essere solo una procedura burocratica. E' un problema umano. Se l'Expo non smuove le coscienze dal conformismo non avrà prodotto un solo euro di valore aggiunto. E sarebbe sorprendente che proprio l'Expo di Milano, storico snodo fra Italia ed Europa, fallisse sul piano della concretezza.

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