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BENIGNI/ Dante al Senato, Italia in Paradiso? Forse...

Dante Alighieri al Senato e l'Italicum alla Camera. Grazie a Roberto Benigni, strepitosa cartolina dall'Italia politica 2015 che cerca uno straccio di futuro plausibile. MAURIZIO VITALI

Roberto Benigni ieri in Senato (Infophoto) Roberto Benigni ieri in Senato (Infophoto)

Il XXXIII canto del Paradiso c'entra con l'Italia e con la politica di oggi? In altre parole: il vertice della bellezza, lo splendore dell'umano-divino, la meta ideale dell'agire, il significato di tutto, è cosa utile per affrontare la realtà o no?

Dunque, ieri: Dante Alighieri al Senato e l'Italicum alla Camera. Strepitosa cartolina dall'Italia politica 2015 che cerca, strabica, uno straccio di futuro plausibile. Nell'emiciclo dei deputati Renzi porta a casa un tassello del futuro (suo e del suo partito) con una legge elettorale che tutti ti spiegano senza fartela capire, ma nessuno ti toglie l'impressione che la vision che ha dentro (Dio stramaledica l'inglese) è una veduta corta d'una spanna. Nell'altro emiciclo, quello in fase terminale, il combinato disposto messaggio di papa Francesco-performance di Roberto Benigni fissa in tre parole una possibilità di futuro nient'affatto corto d'una spanna. Le tre parole sono speranza, riscatto, bellezza; Pontefice e Premio Oscar le cavano dal Sommo Poeta, nato in Firenze 750 anni fa.

Tra parentesi. La concomitanza Dante-Italicum curiosamente segnala anch'essa, semmai ve ne fosse bisogno, il nostro strano e strabico bicameralismo perfetto (?) che da 70 anni ci ingorga gli spazi delle decisioni. Abbiamo due Camere con poteri, in particolare interdittivi, pressoché identici, costruiti dal punto di vista non del governo del paese, ma dell'opposizione. Cultura cattolica e cultura comunista, di venerata memoria, andarono agevolmente a braccetto nel dopoguerra nel diffidare del potere esecutivo e nel mettergli mille lacci e lacciuoli e tagliole ai garretti con l'idea di scongiurare per sempre ogni pericolo autoritario. Sta di fatto che ci sono voluti 70 anni per decidersi a togliere di mezzo l'organismo replicante della Camera, visto che tra l'altro il Duce non è risorto. 

Nel frattempo cultura cattolica e cultura comunista sono giunte a significare assai poco nella società, e pressoché nulla nella politica. Le due grandi appartenenze popolari che hanno fatto, nel bene e nel male, l'Italia del secondo novecento si sono estinte come dinosauri (la tradizione liberale è rimasta sempre marginale). Hanno generato nel tempo un personale politico complessivamente di buon livello attraverso un percorso di formazione serio fatto di valori ideali, cultura, tirocinio sociale, impegno sindacale, amministrativo, politico. Sappiamo tutti come l'89 della fine del comunismo e il '92 di Mani pulite abbiano mandato a carte quarantotto quel vecchio sistema; e vediamo che nel successivo vuoto colmato alla meglio dal berlusconismo e dall'antiberlusconismo non sono state poste le basi per la formazione di una nuova classe dirigente complessivamente all'altezza — ideale, culturale e politica — della situazione. Vuoi il riscatto? Attàccati all'Italicum.

Se l'ho presa un po' alla larga, è per rimarcare che per il nostro futuro Dante, profeta di speranza,  vale più dell'Italicum, o di vattelapesca quale altro latinorum. Ma pochi, ahimè, ci credono.


COMMENTI
05/05/2015 - Dante su tv2000 (claudia mazzola)

Io ieri ho visto Franco Nembrini con il Paradiso di Dante. Altra cosa da Benigni! A voi capire chi è il mio preferito tra i due!