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Cronaca

IL CASO/ Accogliere o sfasciare: anche noi come il black bloc Pasquale Valitutti?

Pasquale Valitutti in versione Black bloc, a Milano (Immagine dal web)Pasquale Valitutti in versione Black bloc, a Milano (Immagine dal web)

La vita, così, diventa un carcere provvisorio in attesa della libertà. Una libertà che è fatta coincidere con la data della maturità, della laurea, del matrimonio, del posto di lavoro adeguato, una libertà che è sempre figlia di un ricatto, di un'emozione che l'uomo brama di poter provare dentro la realtà e che, molto semplicemente, si potrebbe chiamare "realizzazione", "compimento". 

Pasquale Valitutti cerca per la propria vita questo sentimento così esaltante e così nobile come il senso di essere compiuti, realizzati e proiettati dentro al bene. Egli identifica tutto questo sapore con una serie di circostanze che, una volta realizzate, sarebbero in grado di produrlo nella sua vita e non ammette che ci sia altro, oltre quello che ha già fissato, che possa donargli davvero ciò che cerca. Per questo ha vergogna a salire su quel treno, per questo è arrabbiato ogni volta che deve farlo, perché non accetta che quel treno, come la moglie o i figli, l'affetto che provo o il lavoro che devo fare, non sono ostacoli al desiderio che ognuno di noi si porta dentro, ma sono le risposte di un Altro. Più passa il tempo più è evidente che senza la fede, senza il riconoscimento di un'altra Presenza che opera nella vita oltre me, la realtà smette di essere un'occasione, una proposta al cuore, e finisce per diventare una gabbia, un carcere, un ostacolo da combattere con la mia ideologia. 

L'uomo di tutti tempi, e quindi anch'io, ha sempre ragionato e "sentito" la realtà come Pasquale, i Farisei percepivano Cristo stesso in questo modo e perfino le comunità cristiane, dinnanzi al nuovo che avanza, non fanno altro che arrabbiarsi, giustificarsi, nascondersi dietro sagge e corrette parole. Pur di non ammettere il punto, pur di non ammettere la verità: il fatto che al dolore della vita, alle difficoltà di una proposta o di una comunità, una risposta c'è. E, per lo più, è sempre davanti ai nostri occhi. Ma non è quella che pensiamo noi. Questo, in definitiva, significa educare: accettare il reale come "proposta" di un Altro; questo è, in estrema sintesi, anche quello che è mancato agli incappucciati di Milano il primo maggio: la consapevolezza che quello che stava avvenendo in Fiera, esattamente come il Frecciarossa di Valitutti o il tuo matrimonio, stava accadendo per loro. Cioè per sé, per tutti.

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COMMENTI
06/05/2015 - Se è vera accade (nicola mastronardi)

La risposta quando è Vera è evidente e viene accettata, perché abbatte il nostro disegno e il nostro progetto mentale, appunto perché essendo Vera è per il nostro bene. Valitutti cerca questo non lo ha trovato, perché lui come quei giovani incappucciati è astratto e distratto quindi cieco. Uno vede l'Altro quando è arrivato al Game Over, quando è nella disperazione totale, mentre il signor Pietro si accontenta del suo io e del suo quotidiano, è questo il motivo della sua incoerenza quindi sale su quell'odiato treno che gli fa comodo per andare a spaccare tutto per affermare se stesso e non l'Altro (infatti è sulle prime pagine ti tutti i giornali nazionali). Il mio intervento non è da filosofo ma è di uno che come il signor Valitutti voleva cambiare il mondo, però a differenza sua era arrivato al Game Over, quindi quando ho incontrato l'Altro il Vero questo mi è stato molto evidente infatti mi ha cambiato la vita.