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VALORI & BATTAGLIE/ Si ricomincia da 32? No, da Uno

La questione che emerge dallo scambio di lettere uscite su queste pagine è: come aprire brecce nella coscienza delle persone? Basta la logica o serve un incontro? GIUSEPPE FRANGI

In piazza per l'aborto nel 1981 (Immagine dal web) In piazza per l'aborto nel 1981 (Immagine dal web)

C'è un giudizio evidentemente condiviso da tutti quelli che hanno partecipato al dibattito suscitato dai due editoriali del sussidiario: la considerazione che l'aborto sia un fatto drammatico, anzi uno dei fenomeni più drammatici che contraddistinguono la vita del nostro tempo. È una percezione molto forte e chiara, e quasi sempre anche ben argomentata nelle ragioni, pur nelle sfumature che differenziano le posizioni. Perché allora questa percezione e queste ragioni fanno così fatica a farsi largo nella consapevolezza comune della maggioranza degli uomini del nostro tempo? 

Non credo di andare molto lontano dal vero nel pensare che se domani si andasse a un referendum sull'aborto i risultati non sarebbero molto diversi da quelli disastrosi del 1981, con una maggioranza di italiani che tornerebbe a ribadire il suo consenso al diritto delle donne, a determinate condizioni, a interrompere la gravidanza. Oggi come allora ci si può dunque buttare in una battaglia generosa e un po' disperata per tentare di arginare questa mentalità diffusa, prodotto di mille fattori forti, tra i quali va annoverata anche una pressione mediatica sempre molto schierata. Ma una mentalità che è prodotto anche di alcuni fattori "deboli", come ad esempio l'incapacità di tanta parte della chiesa di parlare agli uomini e alle donne del nostro tempo: i discorsi, pur ragionevoli, vengono ammantati da una patina di clericalismo. Sulle questioni di ordine morale, non certo da oggi, i cattolici hanno perso drammaticamente la partita e con le nuove generazioni questa forbice va ad allargarsi sempre di più. 

E allora una domanda impellente potrebbe essere ad esempio questa: come faccio a persuadere una ragazza o un ragazzo di oggi, scelti random in una qualsiasi delle mille movide, che l'aborto è profondamente sbagliato e ha dentro qualcosa di disumano? Anche riuscissimo a convincerli in un dialogo con loro, c'è da scommettere che nel giro di pochissimo tempo l'ambiente, il contesto li risucchierebbero rendendo probabilmente vano lo sforzo fatto. Troppo forte la sirena delle mode, troppo sofisticati i messaggi che li e ci bombardano. 

Possono esserci eccezioni bellissime, da raccontare e se possibile da moltiplicare, ma le eccezioni, come dice la parola, non spostano la marginalità che, a livello di consenso e di coscienza collettiva, queste posizioni oggi hanno. 

E allora la questione è capire come si può parlare di queste grandi questioni agli uomini di oggi. Come aprire brecce nella coscienza delle persone? Il muro contro muro allarga solo il fossato e rende le persone sempre più impermeabili. Bisogna invece essere capaci di un'apertura e di una proposta umana vasta, bisogna essere capaci di un fascino che sia vincente anche rispetto al fascino esercitato dalle tante mode. Papa Francesco che avvicina uomini e donne grazie al cuore con cui le guarda, indica una strada. È attraverso un incontro che riscopre l'umanità delle persone, che la persona stessa può mettersi in cammino, che può arrivare a quella persuasione che nessun bel discorso, nessuno scambio dialettico e nessun confronto riuscirebbe mai garantire. 


COMMENTI
11/06/2015 - identità e battaglie (roberto castenetto)

Dato che siamo in fase di citazioni anni ottanta, propongo questa, che mi pare molto attuale: Sintesi incontro Associazione Centri culturali 12-13 aprile 1986, Milano: "1. Noi partiamo da un fatto in cui è la nostra identità; 2. con questo fatto, generosamente e con tutta l'apertura del cuore, ci buttiamo in tutta la realtà senza avere paura di niente; 3. a questo punto siamo allora in grado di giudicare la cultura moderna e di lottare là dove si deve".

 
11/06/2015 - Perfetto! (Fabio Giovenzana)

Perfetto! "Si ricomincia da Uno!". Non dimenticando mai che il richiamo a quest'"Uno" avrà sempre le caratteristiche che fin dall'inizio don Giussani ci ha indicato: 1) deciso come gesto - 2) elementare nella comunicazione - 3) integrale nelle dimensioni (cultura/carità/cattolicità) - 4) comunitario nella realizzazione. Dovesse mancarne una di queste caratteristiche, non sarebbe più un richiamo autentico a quell'"Uno", ma un'altra cosa.

 
11/06/2015 - perchè è così difficile capirsi (paolo canti)

A leggere queste lettere (peraltro interessantissime) ogni tanto sembra di assistere ad un dialogo tra sordi. Tutti credo (pur con qualche distinguo) siano sostanzialmente d'accordo sulla affermazione finale. Ma perché mettere in contrapposizione le cose? Andare a Roma (o cose simili) è in contrasto con quanto afferma Frangi? Si può non condividere la scelta contigente per mille motivi, ma sottolineare questo contrasto non ha senso. L'Uno non potrebbe vivere senza l'altro, altrimenti saremmo degli spiritualisti (e il Gius non mi pare lo fosse).