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IL CASO/ L'Italia si è salvata grazie alle filastrocche dei bambini

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Ma le maestre suppliscono questo disastro culturale, le maestre d’asilo, quelle che tengono su le materne, che sembrano agli occhi del mondo e di certi amministratori un babysitteraggio, e invece creano, costruiscono, ricordano e fanno ricordare. Nota bene: le mamme, anche, potrebbero essere attive costruttrici di questa memoria… solo che è una memoria collettiva e nella società in cui i bambini non si incontrano più, le povere mamme riescono al massimo (a loro onore!) a raccontare al proprio bambino la favola della buonanotte.

Che strano che nessuno si sia accorto di questo patrimonio: tutti abbiamo ricordi di tiritere ancora cantate (clandestinamente), e stupisce che – povera Italia! – non abbiano pensato a farci soldi, ma questo ha un duplice motivo: il primo è la sudditanza a qualsiasi cultura straniera, per cui le ninnenanne vanno bene se sono rigorosamente delle “lullabies”, magari per rendere “smart” il nostro “baby” e fargli “improve his English”; il secondo motivo è che forse nessuno ci ha pensato per sbadatezza e forse è meglio così: che la cultura sotterranea underground delle ballate che facevamo con i denti da latte resti sotterranea, che sia patrimonio geloso che i bambini custodiscono.

Già, i bambini… forse sanno senza dircelo di fare un lavoro culturale enorme, custodendo l’ultimo brandello di memoria di un popolo, le canzoncine “Quarantaquattro gatti” che cantavamo noi quando c’era mago Zurlì, che loro non conoscono ma che insistono a cantare (la storia di un popolo ha ovviamente ben altro spessore, ma che resti vivo “il valzer del moscerino” significa che ancora qualcosa brilla sotto la cenere). Sanno di fare un lavoro e si sforzano di farlo; sono dei banditi della memoria che arditamente tramandano la storia. Poi arriverà l’adolescenza che magicamente gli imporrà i vestiti firmati, le canzoni commerciali, lo smalto alle unghie e il gel ai capelli… e magicamente gli farà cancellare dalla mente questo loro titanico lavoro che passerà miracolosamente ad altri centomila bambini senza i dentini incisivi, che si rotolano nei sabbiai degli asili, accanto alle loro maestre, le menti di questa rivoluzione.

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