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SEGREGATI/ Madre e figli chiusi in casa per trent'anni: fuori è pericoloso

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Sono rimasti segregati in casa per oltre trent’anni, in un appartamento completamente ricoperto di fogli Scottex ingialliti, persino la spazzatura, tutto chiuso da nastro adesivo. In dei sacchetti c’erano copie e copie di vecchi giornali, vicino a delle bombole, e un sacchetto contenente 57mila euro in contanti. È accaduto nel grossetano, a madre e due sue figli, un maschio e una femmina, che ora sono cinquantenni. La loro reclusione è stata scoperta un anno fa, dopo l’intervento di un idraulico a causa di un tubo rotto. L’uomo si è anche rifiutato di finire il lavoro a causa della puzza che si respirava in quella casa. Da qui ha chiesto l’intervento dei tecnici del Comune. I tre vivevano rinchiusi, ostaggio delle proprie paure mentali. Non uscivano dagli inizi degli anni Ottanta, c’era il governo Andreotti. La ragazza prima lavorava in un negozio, il fratello aveva fatto il servizio militare, ma dopo la morte del padre, come raccontano i vicini al quotidiano “Il Tirreno”, qualcosa è cambiato. La madre, oggi ultraottantenne, li ha convinti a non uscire più di casa, dicendo loro: "Fuori è pericoloso, fuori la gente è cattiva. Correte dei rischi". Così, all’inizio, l’unica persona che varcava la soglia di casa era la madre, che usciva a fare la spesa, per pagare le bollette e ritirare la pensione. Poi anche lei ha deciso di non uscire più di casa, affidandosi alla spesa a domicilio del negozio sotto casa. Finestre chiuse, sporcizia. Dopo trentatré anni, il sindaco venuto a conoscenza della vicenda, ha emesso un’ordinanza. È il 2014, madre e figlio, malato di distrofia muscolare, vengono accolti in una struttura, la sorella in un altro centro di accoglienza, mentre la casa è stata sgomberata e bonificata in parte. "Solo in questi giorni i parenti, contro la volontà dei tre - spiega il sindaco - sono riusciti a entrare". (Serena Marotta) 



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