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SOS SBARCHI/ Dal molo di Augusta (Sicilia): "quando arrivano ci insegnano a tenere alto lo sguardo"

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Il suo primo riferimento è al lavoro degli altri, a quelli che insieme a Emergency offrono il primo sollievo a quanti giungono sulle banchine dei nostri porti provati da un lungo viaggio, in cui la traversata del mare è stata la frazione più pericolosa.

"In Sicilia le istituzioni stanno facendo un grande lavoro ed è giusto riconoscerlo — precisa subito —. Bisogna aggiungere che in Sicilia c'è una tradizione e una cultura molto profonda dell'accoglienza. Certo in questo lavoro così complesso ci sono luci e ci sono ombre, ma stiamo facendo insieme con associazioni, volontari e istituzioni una grande opera". 

Lo invitiamo allora ad illustrare meglio qual è il suo lavoro.

"Il nostro lavoro consiste — spiega Bellardinelli —, quando il migrante arriva, nell'intervenire subito dopo che si sono concluse tutte le attività legate alla identificazione che sono a carico delle prefetture, e mediche del triage, in genere svolte dall'Asp in collaborazione con la Croce Rossa. Noi visitiamo quelli che mostrano segni di particolari patologie e lavoriamo in stretta collaborazione con l'Asp. Poi, stando anche nei campi di accoglienza, cerchiamo di seguire queste patologie intervenendo e indirizzando i casi più complessi". 

A questo punto sorge la domanda sui rischi che corrono innanzitutto gli operatori più esposti e poi le popolazioni residenti. "Ad oggi — tranquillizza subito — non vi sono casi di patologie particolarmente gravi legate ai territori di provenienza; lo stato di malessere del migrante dipende quasi sempre dallo stress e dalla fatica del viaggio che ha dovuto sopportare. Comunque, ci sono istituzioni preposte e protocolli definiti in grado di intervenire in casi di malattie specifiche: finora tutto ciò ha funzionato perfettamente".

Chiediamo allora come si vede e si giudica questa drammatica situazione dalla banchina del porto di Augusta. 

"Noi abbiamo poco tempo per riflettere — risponde —; siamo abituati, come ci diciamo fra noi, a stare con la testa chinata, chinata su coloro che abbiamo davanti e ai quali dobbiamo fornire un servizio efficiente e immediato. Ciò non ci impedisce di comprendere che la situazione è molto delicata, soprattutto per i soggetti più deboli: le donne e i minori non accompagnati". 

Poi passa ai numeri, quelli ai quali ha contribuito anche col suo impegno. "Vorrei ricordare che l'anno scorso sono giunte nei porti di Siracusa e Augusta 48mila mila persone, di cui 3mila minori non accompagnati; dal giugno 2013 al giugno 2015 siamo già a 70mila, di cui 5.500 minori non accompagnati. Sono numeri importanti che ci devono far riflettere. Quest'anno, inoltre, al solo Umberto I abbiamo fatto circa 10mila visite mediche. Io non ho soluzioni semplici a problemi oggettivamente complessi. Posso però dire che a fronte di questa drammatica situazione vedo un grande impegno delle istituzioni, e di tutti coloro che a vario titolo sono in prima linea. La mia esperienza mi dice che tra quelli che lavorano ci si capisce sempre. Spesso sento vuote discussioni tra i 'buonisti' e i 'non buonisti'. Forse basterebbe essere 'giusti' e compiere bene il proprio lavoro. Ricordo in tal senso che ci sono leggi e diritti che devono essere rispettati, soprattutto i diritti  inalienabili. Questi o sono garantiti a tutti o non si possono dare a rate".