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SOS SBARCHI/ Dal molo di Augusta (Sicilia): "quando arrivano ci insegnano a tenere alto lo sguardo"

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Gli chiediamo se talvolta si sente in colpa per ciò che non riesce a fare. 

"Noi medici di Emergency siamo chiamati a curare le ferite visibili e cerchiamo di farlo al meglio delle possibilità. Ma poi ci sono quelle invisibili. Una donna violentata ripetutamente porterà per sempre ferite che saranno insanabili. Un uomo picchiato ripetutamente per consegnare fino all'ultimo spicciolo, porterà per sempre ferite che saranno insanabili. Queste violenze subite si esprimono negli occhi, nello sguardo. Eppure questa gente ha ancora voglia di guardare avanti e al proprio futuro. Io forse non riuscirei a tenere così in alto lo sguardo. Questo è quello che imparo curando le ferite visibili".

Lo invitiamo a questo punto a parlarci delle provenienze di questi immigrati.

"Non ci sono significative novità dalle zone da cui provengono. La maggioranza è costituita da siriani ed eritrei e abitanti dell'Africa occidentale (Nigeria, Gambia, Mali, Senegal). So che c'è una grande differenza giuridica, tra chi chiede di entrare perché fugge dalla guerra e tra chi fugge dalla fame, ma per me sono tutti uguali; hanno tutti paura e paura di morire. Io sono molto positivamente impressionato dalla società civile siciliana; la trovo viva e seriamente impegnata, fatta di persone che guardano negli occhi le altre persone, una associazionismo che si dà da fare. La Sicilia sta dimostrando, pur con tutti i problemi che ci sono, una capacità e solidarietà e di questo va dato merito".

La discussione giunge al suo nodo cruciale, il futuro quanti sono arrivati e poi accolti.

"Se non superiamo la convenzione di Dublino, io la vedo dura — risponde —. Questo non è solo il mio pensiero, è quello di Emergency, e di tante associazioni che a vario titolo sono impegnate su questo fronte. Poi però bisogna parlare di Bruxelles. Spero che lì ci siano persone disposte ad una riflessione profonda e che abbiamo sufficiente energia e intelligenza per sedersi e ragionare su un fenomeno sociale che si definisce emergenziale, solo per convenienza. Era ampiamente previsto e prevedibile da oltre vent'anni".

Chiediamo se tutta questa gente intende rimanere in Italia o ha solo voglia di raggiungere i familiari distribuiti in tutta Europa.

"Bisogna saper distinguere — spiega —. I siriani, ad esempio, sanno dove andare, anche perché hanno disponibilità economiche. Ma quelli che vengono dall'Africa occidentale sono convinti che comunque anche in Sicilia si sta meglio che nei loro paesi. E credo che abbiano pure ragione. Ma questi di cui parliamo sono gli effetti, l'origine è il sistema Dublino che va rivisto". 

"Non dimentichiamo poi il problema dei richiedenti asilo — aggiunge dopo una breve pausa —, cioè le lungaggini delle commissioni, sebbene ne sia stato aumentato il numero, e il fatto, cui si pone poca attenzione, che questa gente, magari dopo un anno di attesa, si gioca il proprio destino in 20/30 minuti di discussione e confronto con i componenti delle commissioni".

Gli chiediamo allora un giudizio complessivo sulla situazione attuale.