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Cronaca

SOS SBARCHI/ Dal molo di Augusta (Sicilia): "quando arrivano ci insegnano a tenere alto lo sguardo"

Emergency accoglie e cura i migranti che sbarcano sulle banchine dei nostri porti. Dalla banchina del porto di Augusta, vicino a Siracusa, parla ANDREA BELLARDINELLI

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Dum Saguntum expugnatur Romae consulitur. Questo amaro commento di Livio, riportato nelle sue "Storie", ben si presta per commentare l'evolversi più recente della vicenda immigrazione.

Questa volta Sagunto è rappresentata dalle coste della Sicilia, dove gli sbarchi degli immigrati continuano incessanti, e Roma rimane Roma, con i suoi palazzi della politica dove si discute di tutto e con tutti, presidenti di Regioni, commissari europei, ministri ed ex ministri, senza riuscire a prendere una decisone che abbia la pur remota possibilità di far uscir fuori dal vicolo cieco in cui si sono cacciati l'Europa e in primis il Governo italiano. Quel che è più grave è il convincimento che pian piano si sta diffondendo tra la gente, da nord a sud, che ci troviamo di fronte a un problema senza soluzione, con l'unico risultato di provocare reazioni istintive, mentre basterebbe solo po' di buon senso e una capacità di condivisione per giungere alla meta. 

Sembra di essere negli ultimi giorni di una guerra del secolo scorso, quando il probabile vincitore non accelerava la fine delle ostilità per rendere ancora più debole il probabile sconfitto, prolungando così solo la scia dei morti.

Nel caso degli sbarchi i morti ci sono tutti, con il rischio che aumentino, ma la volontà di sedersi attorno a un tavolo, come si fa dopo ogni guerra, non c'è ancora. Chi pensa di poter vincere attende l'annientamento del più debole, sperando di ottenere condizioni più vantaggiose. Peccato che a conclusione di questa guerra non ci saranno né vincitori né vinti, perché sarà l'Occidente intero a rimanere sconfitto incapace di utilizzare in termini nuovi le armi con cui si è autodefinito moderno: la democrazia, lo sviluppo, la solidarietà, l'accoglienza.

Ed allora in attesa che la politica porti a consunzione il percorso suicida che ha deciso di compiere, abbiamo cercato di raccontare cosa accade al "fronte", al fronte del porto, anzi dei porti siciliani, dove a ritmo crescente si susseguono gli sbarchi.

Tutti sanno, ma il Governo italiano sembra ignorarlo, che la complessa e efficiente macchina dell'accoglienza si regge sull'impegno di tante associazioni e di tanti volontari che ogni giorno continuano a svolgere la propria opera, noncuranti dei diktat di alcuni e delle prediche di altri.

Raggiungiamo Andrea Bellardinelli, coordinatore del programma in Italia di Emergency, mentre si trova al molo di Augusta, dove il ritmo degli arrivi viaggia ormai con intervalli sotto le 12 ore, in attesa dell'ennesimo sbarco. Classe 1967, sposato con una figlia di quattro anni, per tre anni è stato al centro chirurgico di Goderich in Sierra Leone. Dal 2011 è coordinatore per "Programma Italia".

Emergency è presente in tante zone d'Italia, da nord a sud. In Sicilia c'è dal luglio 2013 perché chiamata da prefettura e autorità sanitarie locali per dare supporto all'esterno di un centro di accoglienza, l'Umberto I di Siracusa. La sua mission è cercare di dare una prima risposta medica alle fasce più vulnerabili della popolazione, grazie a medici, infermieri e mediatori culturali che prestano la propria opera gratuitamente.