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PAPA E VALDESI/ Quell'unità tra fratelli che rinasce dal perdono

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Papa Francesco (Infophoto)  Papa Francesco (Infophoto)

E, come sempre accade con l'amore, quel perdono ha continuato a dare frutti e ad essere fecondo: così oggi, in una chiesa Valdese di Torino, un Papa, Francesco, davanti alla tv e davanti a Dio chiede nuovamente perdono: “Riflettendo sulla storia delle nostre relazioni, non possiamo che rattristarci di fronte alle contese e alle violenze commesse in nome della propria fede, e chiedo al Signore che ci dia la grazia di riconoscerci tutti peccatori e di saperci perdonare gli uni gli altri. È per iniziativa di Dio, il quale non si rassegna mai di fronte al peccato dell’uomo, che si aprono nuove strade per vivere la nostra fraternità, e a questo non possiamo sottrarci. Da parte della Chiesa Cattolica vi chiedo perdono. Vi chiedo perdono per gli atteggiamenti e i comportamenti non cristiani, persino non umani che, nella storia, abbiamo avuto contro di voi. In nome del Signore Gesù Cristo, perdonateci!” Voglio imparare dal Papa. Il perdono è una grazia che non dovremmo mai stancarci di chiedere e invece ci stanchiamo e chiediamo giustizia. Ma Papa Francesco raccoglie l'eredità di San Giovanni Paolo II e chiede perdono ai valdesi. In quella richiesta di perdono, ci siamo tutti. Il Papa infatti parla al plurale. Perché quando chiediamo perdono non facciamo qualcosa che si può fare solo con le nostre forze ma ci vuole un coro unito al Padre. Chiedere perdono è un po’ come recitare il Padre Nostro, ci vuole il plurale. Ci vogliano tutti e tutti uniti. Non si può essere fratelli se ci si sente figli unici. Diamoci da fare.



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