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SINODO FAMIGLIA & GIORNALI/ A chi giova dividere i cattolici?

Pubblicazione:mercoledì 24 giugno 2015 - Ultimo aggiornamento:mercoledì 24 giugno 2015, 13.48

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Ciascun credente è libero, ma ciò non significa che tale libertà debba per forza tradursi in un continuo "pelo e contropelo" alle parole del Pontefice o dei nostri fratelli nella fede. Tutto questo non solo è di scandalo al mondo, ma rende impellente una riflessione sull'utilizzo stesso della rete. Infatti, e questa è la seconda osservazione, ciò che la rete oggi porta nella società è simile a ciò che portò in Europa la Riforma del XVI secolo: allora il consegnare la Bibbia indistintamente a tutti fu considerato dalla Chiesa di Roma come pericoloso non per il proprio potere, bensì per l'educazione stessa della libertà del popolo. Essere liberi, si diceva, non significa tanto poter leggere la Scrittura, quanto aderire a qualcosa che viene prima, ad una Comunione che precede qualunque idea, causa o opinione e che trova il Suo fondamento nell'essere stata, per quanto concerne la Chiesa, fondata direttamente da Cristo. Col Battesimo e con la Confermazione ci è stato donato di appartenere a Qualcosa di più grande di noi, un Altro ci ha preso in un'appartenenza che si colloca prima di ogni ragionamento o considerazione. La parresia (la franchezza), virtù necessaria e salutare nella Chiesa, non può eludere la responsabilità che le nostre parole comportano. 

Così, ultima considerazione, è tempo di domandarci se tutto questo dibattito che oggi si sviluppa nella Chiesa attraverso la rete è i media sia animato dalla Carità e dal desiderio della Comunione oppure non sia soltanto un tentativo, a volte triste, di rivendicare ciò che ciascuno ha capito senza ascoltare l'Altro, senza seguire nessuno se non noi stessi. Assistiamo nei nostri tempi a porzioni del popolo di Dio che "si mettono in proprio" e, poggiando erroneamente sulle virtù eroiche di Santi del passato, si ergono a maestri dentro la Chiesa. Dimenticando di essere discepoli, dimenticando di essere figli. Coperti da un mare di rabbia e di giustificazioni, di risentimenti reciproci e di dolori mal sopiti, di citazioni e di documenti. È così che noi vogliamo avvicinarci al delicatissimo Sinodo di ottobre? È questa divisione in fazioni e partiti la testimonianza di cui i nostri figli hanno oggi reale bisogno per stare da uomini di fronte alla vita? Se un simile atteggiamento di alterigia si avvertisse in queste mie parole sono qui, fin da subito, a chiedere perdono: io non possiedo la Verità, ma desidero soltanto seguirla con i miei fratelli e sorelle cristiani dentro la Chiesa. Con libertà e responsabilità. Senza insulti o calunnie. Senza che siano terzi a leggere le parole della Chiesa per noi, senza che siano terzi a interpretarle e a guidarci. Senza che fra di noi — insomma — predomini o vinca l'eterno divisore, il Demonio. 


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COMMENTI
24/06/2015 - Benedetto XVI e la fraternità S.Pio X (fabio sansonna)

Ringrazio don Pichetto per aver ricordato lo squallido esempio di intolleranza e presunzione saccente dato da molti cattolici in occasione della revoca della scomunica dei 4 vescovi della fraternità S.Pio X , il 21 gennaio 2009, il 21 gennaio guarda caso data della decapitazione di Luigi XVI e inizio delle persecuzioni anticattoliche, a conferma del fatto che le vicende di questa fraternità sono intimamente legate con quelle vissute dalla Chiesa di Francia durante la Rivoluzione Francese. Benedetto XVI ha implorato i cattolici di far prevalere l senso dell'unità, e non solo, due anni prima col Motu Proprio Summorum Pontificum aveva liberalizzato la Messa di S.Pio V - S.Giovanni XXIII invitando TUTTI I CATTOLICI a riavvicinarsi evidentemente in vista anche della remissione della scomunica che avvenne due anni dopo. Nessuno ha obbedito al Papa, tanto è vero che tanti hanno continuato a riempirsi la bocca di ciò che diceva il Papa , ma senza metterlo in pratica, come accade anche oggi. Si è giunti a dire che il Motu Proprio era per i lefebvriani pur di dar sempre la colpa ad altri, e questa è un'idiozia, perché il Motu Proprio prevedeva la doppia Liturgia e i lefebvriani non l'avrebbero accettata, quindi era per tutti gli altri cattolici. Non solo, ma i lefebvriani avrebbero continuato a celebrare come volevano, con o senza il Motu Proprio del Papa.

 
24/06/2015 - La vera misericordia è l' annulllamento (fabio sansonna)

Non commento quello che scrive don Pichetto che mescola spesso valide considerazioni con sue prevenzioni ideologiche personali, espresse oltretutto verso altri cattolici, pregiudizi che rischiano poi di azzerare anche il valore positivo delle molte cose buone che dice. Per cui lo inviterei ad una mortificazione di queste sue prevenzioni e ad alzare uno sguardo amoroso verso coloro che gli sono antipatici, lo consiglia anche il Vangelo. Anzi uno sguardo misericordioso, visto che adesso va di moda questa parola. Oggi sul Corriere della Sera si rappresenta il caso di una donna con matrimonio fallito, che ha abortito, e poi nella seconda unione ha tanti figli ed è felice. La vera misericordia sarebbe annullarle il matrimonio, visto che se ha abortito il marito non intendeva avere figli, quindi è nullo. Io non sarei contento se la Chiesa mi dicesse che posso fare la Comunione, ma non mi annulla il matrimonio fallito, questa non sarebbe vera misericordia, sarebbe trattare la gente da imbecilli. Ho scritto tempo fa al Papa, chiedendo se non è possibile introdurre una specie di "privilegio paolino" anche tra cattolici: se la fede è ciò che prevale, se nella seconda unione si realizza una vita di fede,anche umanamente realizzata, che nel matrimonio in Chiesa non si era mai realizzata, deve prevalere la fede , applicando le condizioni del privilegio paolino anche ai battezzati, annullando il matrimonio : è la vera misericordia.

 
24/06/2015 - E' per il bene di tutti (nicola mastronardi)

Leggendo i suoi articoli a mio modesto parere, lei caro don Pichetto è uno che si è messo sempre in contrapposizione a volte giustamente a volte ingiustamente con una parte del mondo cattolico che su certi temi agisce e la pensa in modo diverso dal suo. Forse si è accorto di esagerare nel dare giudizi partigiani che aizzano solo dei conflitti all'interno della Chiesa, dico questo dopo aver letto i post degli aderenti alla manifestazione del 20 giugno che la massacrano nel suo articolo "Dopo la piazza la prova dell'esperienza".Vorrei che lei in modo sapiente mi spiegasse la differenza tra l’iniziativa che il Pontefice ha fatto anche quest'anno regalando il Vangelo a tutti i presenti in Piazza S.Pietro con un gesto molto bello, che piace a Gesù: "i più bisognosi sono coloro che ci regalano la parola di Dio, oggi offro a voi che siete in piazza un Vangelo tascabile. Vi sarà distribuito gratuitamente da alcune persone senza fissa dimora che vivono a Roma. Prendetelo e portatelo con voi, nella borsa, in tasca, sull’autobus, per leggerlo spesso, leggetene un passo ogni giorno. Vi farà bene, fatelo!La Parola di Dio è luce per il nostro cammino!" e quello che accadeva in Europa con la Riforma XVI che consegnare la Bibbia a tutti fosse considerato dalla Chiesa pericoloso per l'educazione della libertà del popolo.