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SINODO FAMIGLIA & GIORNALI/ A chi giova dividere i cattolici?

Pubblicazione:mercoledì 24 giugno 2015 - Ultimo aggiornamento:mercoledì 24 giugno 2015, 13.48

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Erano trascorsi solo pochi minuti dalla conferenza stampa con la quale il cardinale Baldisseri, il cardinale Erdo e monsignor Bruno Forte avevano presentato l'Instrumentum laboris (il documento di partenza) da cui prenderà le mosse la XIV assemblea ordinaria del Sinodo dei vescovi sulla famiglia del prossimo ottobre, che giornali, tv e rete hanno subito iniziato a bollare ogni virgolettato del documento come "conservatore" o "progressista", troppo pavido o estremamente innovatore.

È uno schema questo che si ripete spesso, ultimamente, nelle vicende della Chiesa e che ricalca appieno quanto accade negli staff elettorali americani dopo i confronti televisivi: si afferma di aver vinto e lo si giustifica citando anche qualche virgolettato del dibattito, nel tentativo di imporre nell'opinione pubblica l'idea di aver effettivamente prevalso nello scontro, indipendentemente dal dato di realtà. Quindi i commenti, le repliche, le "testuali parole", sembrano realtà, ma sono solo puerile inganno, astuto marketing politico. Se in questo articolo si cerca quindi un'opinione sul documento redatto dalla Segreteria del Sinodo, se si cerca di catalogarlo come di sostegno all'una o all'altra parte in cui ci si divide sulle questioni della famiglia, si rimarrà profondamente delusi: se uno vuol farsi un'idea sul documento forse, semplicemente, conviene leggerlo. In questa sede, invece, si vogliono sottolineare tre questioni di metodo che alimentano la partigianeria e il pregiudizio, il conflitto e l'assenza di carità dentro la Chiesa stessa. E questo, spiace dirlo, accade ripetutamente su molte questioni.

La prima osservazione è semplice: la Verità, ai giorni nostri, sembra avere troppi proprietari, troppi alfieri. La Verità, nella Chiesa, è oggettivamente custodita dalla Scrittura, dal Magistero e dalla Tradizione. Sentire continuamente reciproche scomuniche o accuse di affettata eresia tra cristiani ricorda quanto Benedetto XVI richiamò a tutto l'episcopato della Chiesa in una lettera del lontano 2009, scritta dopo le polemiche sorte attorno alla remissione della scomunica concessa dal Papa a quattro vescovi della Fraternità San Pio X. 

Diceva papa Ratzinger in quella missiva: «Cari Confratelli, nei giorni in cui mi è venuto in mente di scrivere questa lettera, è capitato per caso che nel Seminario Romano ho dovuto interpretare e commentare il brano di Gal 5,13–15. Ho notato con sorpresa l'immediatezza con cui queste frasi ci parlano del momento attuale: "Che la libertà non divenga un pretesto per vivere secondo la carne, ma mediante la carità siate a servizio gli uni degli altri. Tutta la legge infatti trova la sua pienezza in un solo precetto: amerai il prossimo tuo come te stesso. Ma se vi mordete e divorate a vicenda, guardate almeno di non distruggervi del tutto gli uni gli altri!" Sono stato sempre incline a considerare questa frase come una delle esagerazioni retoriche che a volte si trovano in san Paolo. Sotto certi aspetti può essere anche così. Ma purtroppo questo "mordere e divorare" esiste anche oggi nella Chiesa come espressione di una libertà mal interpretata».


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COMMENTI
24/06/2015 - Benedetto XVI e la fraternità S.Pio X (fabio sansonna)

Ringrazio don Pichetto per aver ricordato lo squallido esempio di intolleranza e presunzione saccente dato da molti cattolici in occasione della revoca della scomunica dei 4 vescovi della fraternità S.Pio X , il 21 gennaio 2009, il 21 gennaio guarda caso data della decapitazione di Luigi XVI e inizio delle persecuzioni anticattoliche, a conferma del fatto che le vicende di questa fraternità sono intimamente legate con quelle vissute dalla Chiesa di Francia durante la Rivoluzione Francese. Benedetto XVI ha implorato i cattolici di far prevalere l senso dell'unità, e non solo, due anni prima col Motu Proprio Summorum Pontificum aveva liberalizzato la Messa di S.Pio V - S.Giovanni XXIII invitando TUTTI I CATTOLICI a riavvicinarsi evidentemente in vista anche della remissione della scomunica che avvenne due anni dopo. Nessuno ha obbedito al Papa, tanto è vero che tanti hanno continuato a riempirsi la bocca di ciò che diceva il Papa , ma senza metterlo in pratica, come accade anche oggi. Si è giunti a dire che il Motu Proprio era per i lefebvriani pur di dar sempre la colpa ad altri, e questa è un'idiozia, perché il Motu Proprio prevedeva la doppia Liturgia e i lefebvriani non l'avrebbero accettata, quindi era per tutti gli altri cattolici. Non solo, ma i lefebvriani avrebbero continuato a celebrare come volevano, con o senza il Motu Proprio del Papa.

 
24/06/2015 - La vera misericordia è l' annulllamento (fabio sansonna)

Non commento quello che scrive don Pichetto che mescola spesso valide considerazioni con sue prevenzioni ideologiche personali, espresse oltretutto verso altri cattolici, pregiudizi che rischiano poi di azzerare anche il valore positivo delle molte cose buone che dice. Per cui lo inviterei ad una mortificazione di queste sue prevenzioni e ad alzare uno sguardo amoroso verso coloro che gli sono antipatici, lo consiglia anche il Vangelo. Anzi uno sguardo misericordioso, visto che adesso va di moda questa parola. Oggi sul Corriere della Sera si rappresenta il caso di una donna con matrimonio fallito, che ha abortito, e poi nella seconda unione ha tanti figli ed è felice. La vera misericordia sarebbe annullarle il matrimonio, visto che se ha abortito il marito non intendeva avere figli, quindi è nullo. Io non sarei contento se la Chiesa mi dicesse che posso fare la Comunione, ma non mi annulla il matrimonio fallito, questa non sarebbe vera misericordia, sarebbe trattare la gente da imbecilli. Ho scritto tempo fa al Papa, chiedendo se non è possibile introdurre una specie di "privilegio paolino" anche tra cattolici: se la fede è ciò che prevale, se nella seconda unione si realizza una vita di fede,anche umanamente realizzata, che nel matrimonio in Chiesa non si era mai realizzata, deve prevalere la fede , applicando le condizioni del privilegio paolino anche ai battezzati, annullando il matrimonio : è la vera misericordia.

 
24/06/2015 - E' per il bene di tutti (nicola mastronardi)

Leggendo i suoi articoli a mio modesto parere, lei caro don Pichetto è uno che si è messo sempre in contrapposizione a volte giustamente a volte ingiustamente con una parte del mondo cattolico che su certi temi agisce e la pensa in modo diverso dal suo. Forse si è accorto di esagerare nel dare giudizi partigiani che aizzano solo dei conflitti all'interno della Chiesa, dico questo dopo aver letto i post degli aderenti alla manifestazione del 20 giugno che la massacrano nel suo articolo "Dopo la piazza la prova dell'esperienza".Vorrei che lei in modo sapiente mi spiegasse la differenza tra l’iniziativa che il Pontefice ha fatto anche quest'anno regalando il Vangelo a tutti i presenti in Piazza S.Pietro con un gesto molto bello, che piace a Gesù: "i più bisognosi sono coloro che ci regalano la parola di Dio, oggi offro a voi che siete in piazza un Vangelo tascabile. Vi sarà distribuito gratuitamente da alcune persone senza fissa dimora che vivono a Roma. Prendetelo e portatelo con voi, nella borsa, in tasca, sull’autobus, per leggerlo spesso, leggetene un passo ogni giorno. Vi farà bene, fatelo!La Parola di Dio è luce per il nostro cammino!" e quello che accadeva in Europa con la Riforma XVI che consegnare la Bibbia a tutti fosse considerato dalla Chiesa pericoloso per l'educazione della libertà del popolo.