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PAPA/ Non il modello, ma la carne: la famiglia "vista" da Dio

Papa Francesco (Infophoto) Papa Francesco (Infophoto)

Quando in famiglia non si riesce a uscire da se stessi verso l'altro, quando ci lasciamo inzuppare dalla cultura iperindividualistica che ci circonda facciamo del male a noi stessi e agli altri. 

E nessuno, da questa cultura, è veramente immune. Per questo la "ferita dell'altro", come giustamente la chiama Luigino Bruni, non è un incidente, tantomeno un'eccezione, bensì è parte inevitabile e perciò costitutiva della storia di ogni famiglia: nella forma del trauma, del lutto, della delusione, del senso di fallimento educativo, dell'incomprensione, sempre più frequentemente del tradimento... E per questo il perdono è nutrimento indispensabile della vita familiare, ricordandoci che "Dio non abbandona mai" (Instrumentum laboris 113): egli è il padre misericordioso che ci attende sulla porta con le braccia aperte, e quando torniamo chiedendo perdono non ci rimprovera, ma fa cucinare il vitello grasso. "Dio per primo non si stanca mai di perdonare" (Evangelii Gaudium 3). 

L'individualismo produce sempre conflitti di interessi. Ma il bene dell'uno che diventa il male dell'altro non può essere un bene. Il nostro "diritto alla felicità" non può costruirsi sul dolore altrui.

È troppo comodo dire che i figli soffrono di vedere genitori che non si amano più. Ormai, dice il Papa, ci siamo anestetizzati anche rispetto alle ferite della loro anima. "E sono ferite che lasciano il segno per tutta la vita". Un bambino maltrattato sarà un adulto che maltratta, uno trattato con indifferenza avrà il cuore indurito per non sentire male. La cosa più terribile non è quella di spezzare i cuori, bensì quella di ridurli in pietra, scriveva Oscar Wilde.

"Parliamo molto di disturbi comportamentali, di salute psichica, di benessere del bambino, di ansia dei genitori e dei figli... Ma sappiamo ancora che cos'è una ferita dell'anima? (...) Quale peso ha nelle nostre scelte — scelte sbagliate, per esempio — quanto peso ha l'anima dei bambini?" —chiede il Papa. Sappiamo oltrepassarci verso di loro? Saremmo molto più felici se ci affidassimo a questo movimento.

Anche se la retorica dell'amore che finisce è spesso un alibi per non riconoscere la nostra incapacità a coltivarlo e alimentarlo: "ci sono casi in cui la separazione è inevitabile. A volte può diventare persino moralmente necessaria" ha detto ieri Papa Francesco: le violenze ripetute, gli abusi sono situazioni dalle quali i figli vanno preservati. 

Ma in questi, come nei casi meno drammatici di fallimento, come accompagnare?

Le ferite della famiglia difficilmente può curarle la famiglia. Nella sua visione "ecologica" (tutto è connesso a tutto, "Nella famiglia, tutto è legato assieme") il Papa si rende conto benissimo che la ferita della famiglia infetta l'intera società, che "l'esperienza del fallimento matrimoniale è sempre una sconfitta, per tutti" (IL 108) e che "Quando l'uomo e la donna sono diventati una sola carne, tutte le ferite e tutti gli abbandoni del papà e della mamma incidono nella carne viva dei figli" (udienza 24/6).