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Cronaca

ATTENTATI ISIS/ Dalla Tunisia alla Francia, peggio c'è solo il nostro vuoto

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Il vuoto di cui parlo è qualcosa che sta divorando il mondo — o quantomeno il mondo così come lo conosciamo oggi — dall'interno. Lo vediamo per esempio nella crisi profonda in cui versano le classi dirigenti pressoché di tutti i paesi europei (non solo l'Italia, dunque), segno che il "paese" come tale è un'entità sempre più incapace di pensare sé stessa. Lo stesso vale per l'Ue. Tutte cose che, nella percezione comune, servono soprattutto a complicare la vita dei cittadini, anche se non è vero. 

Le città pensano sé stesse sempre più in termini di città-stato, Milano è sempre più distante da Roma, Parigi da Marsiglia, Madrid da Barcellona, e così via. Questo potrà diventare un moltiplicatore di forza, ma è anche un moltiplicatore d'insicurezza. I punti d'attacco sono sempre più numerosi e sempre più impossibili da controllare. 

Lo scriveva già nel 2004 William Langewiesche nel suo mirabile The Outlow Sea (tr. it. Terrore dal mare, Adelphi 2005). Lo scatenarsi di una guerra globale, scriveva Langewiesche, è tecnicamente inevitabile. 

Cosa la può fermare?, mi chiedo allora. Io non ho dubbi: una rivoluzione culturale. E' necessario ricostruire il nesso, ontologico prima che etico, tra ciò che siamo e ciò che facciamo, perché questo nesso è andato perduto. E' necessario che ciò che un uomo fa torni a essere l'espressione di quello che egli è. Senza riempire questo vuoto, è inevitabile che crescano le emorragie umane verso avventure folli. 

La ricostituzione di tale nesso è il compito politico più urgente nella nostra civiltà, ed è anche il punto dove essa rischia di capitolare. Ma non è più dalle classi politiche — confuse come tutto il resto — che dobbiamo aspettarci risposte, bensì da quelli che qualcuno chiamò, profeticamente, i "nuovi monasteri": essi esistono già, non dobbiamo inventarli. 

Abbiamo bisogno insomma di un nuovo ora et labora, che resta la più geniale sintesi antropologica della nostra civiltà. Senza affrontare questo nodo, temo che la lista dei morti e di coloro che vengono abbandonati al loro destino sia destinata ad allungarsi.

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