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ATTENTATI ISIS/ Dalla Tunisia alla Francia, peggio c'è solo il nostro vuoto

Pubblicazione:sabato 27 giugno 2015

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Notizie tragiche ci arrivano dalla Tunisia e dalla Francia. Con l'aggravante che la comprensione di questi fatti sta diventando sempre più difficile perché non esiste più un "quadro" in cui inserirli. Non c'è più la guerra fredda, ma non c'è più nemmeno quella fase post-guerra fredda che Samuel P. Huntington chiamò "scontro di civiltà". Le guerre non avvengono più sui confini tra civiltà, ma piuttosto al loro interno. 

Resta la morte: uomini innocenti continuano a cadere come frutti guasti da un albero scosso dal vento, ma da dove venga il vento non si sa, ci sono soltanto ipotesi.

Il cosiddetto stato islamico o Isis incita al terrorismo, ma l'impressione è che non si tratti tanto di una centrale organizzativa quanto di una specie — mi si passi il termine — di polo culturale. 

Personalmente, non so nemmeno se Isis abbia qualcosa di islamico oppure no, chi la finanzi (l'elenco dei cui prodest è lungo e non esclude nemmeno gli Usa, da sempre generatori di destabilizzazione) e quali siano i suoi scopi reali. Io non credo a una sola delle loro parole: però le parole hanno spesso un effetto a prescindere che chi le pronuncia ci creda o no, e tante volte il non credere aiuta parecchio. 

Piuttosto, voglio ricordare che l'uomo islamico è il più individualista che ci sia. Non è generoso, non è di larghe vedute, non abbraccia una strategia condivisa: la jihad è per lui una questione strettamente personale, egli intende salvare innanzitutto sé stesso. Lo notava già, con eccessivo disprezzo, Oriana Fallaci: sono vanitosi, diceva, si pettinano prima di schiantarsi…

Il terrorismo italiano degli anni Settanta era (o comunque si pensava) organizzato, obbediva a una o forse più centrali direttive: il combattente proletario uccideva e talora moriva per la causa, in nome del proletariato. Anche il terrorista islamico combatte per il trionfo dell'Islam, ma non lo fa con gli altri, non ha compagni di avventura, si getta da solo contro il nemico per salvarsi da solo, anche se sbandiera il vessillo dell'Isis. 

Non è un caso che al-Qaeda — più simile a un'organizzazione terroristica di vecchio stampo — sia stata soppiantata dal nuovo stato islamico. Ma lo stato islamico non consiste innanzitutto nella propria strategia. Si parla molto di strategia dell'Isis, ma secondo me la sua forza non sta nel suo disegno. 

La sua forza sta nel vuoto che incontra davanti a sé. E non mi riferisco prima di tutto al vuoto umano, alla mancanza di ideali o di fedi (che in realtà non mancano): non parlo del nostro cinismo, del relativismo o del vizio ideologico.  


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