BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |

FAMILY DAY/ Ddl Cirinnà, attenti al "pluralismo cattivo"

Infophoto Infophoto

E il pluralismo "cattivo", oggi, va decisamente più di moda di quello "buono", attira non solo telecamere e carta stampata, ma anche il favore dei detentori di queste ultime. Perché si fa portavoce della più antica delle eresie cristiane (poi transitata nelle ideologie e nei totalitarismi anche nelle loro ultime versioni relativistiche), secondo la quale il limite umano può essere umanamente redento attraverso il potere della tecnica e, perciò, l'uomo non ha bisogno di Cristo e della Chiesa per salvarsi: ecco in che senso chi prende posizione contro il gender, prende posizione non solo contro questa contraffazione tecnicista e (come ha scritto Pierluigi Battista sul Corriere della Sera del 21 giugno) moderna del desiderio umano, ma (indirettamente) anche per Cristo e per la Chiesa. 

La colonizzazione ideologica del gender non si sconfigge attraverso un addomesticamento legislativo che non sappia rischiare il lavoro di educazione dell'io, ma piazza San Giovanni dice che in Italia la battaglia legislativa può ancora essere combattuta perché l'idea di un pluralismo buono e di una libertà intesa non come potere, ma come rapporto liberante con la realtà delle cose sopravvive in un popolo: sulle sponde del Mediterraneo non sono ancora partiti i titoli di coda delle evidenze ultime e a Roma si è data appuntamento un'esperienza che da Roma può ripartire.

Scalfarotto (forse) no, ma l'Italia, nel 2015, sa che a essere "inaccettabile" non è la manifestazione del 20 giugno, ma il matrimonio tra persone dello stesso sesso, in quanto non è un diritto, perché il diritto si fonda sul rispetto della realtà e non sul potere.

© Riproduzione Riservata.