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STRAGE IN TUNISIA/ La ragazza che piange sulla spiaggia, l'icona del nostro dolore

Turisti, vacanzieri, famiglie massacrate sotto agli ombrelloni: l'orrore della strage in Tunisia. Non ci siamo abituati alla morte ma ce ne dimentichiamo. PAOLO VITES

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"Un poster che qualcuno ha già scarabocchiato dice "Vieni in Tunisia". Così cantava Claudio Baglioni in una sua vecchia - e molto bella - canzone dei primi anni 70. Se allora quella frase esprimeva tutta la mestizia dell'esistenza piccolo borghese che si affanna tutto l'anno in lavori odiati o mal sopportati e sogna solo di fuggire verso lidi esotici, oggi quegli stessi piccolo borghesi dalla Tunisia stanno scappando e probabilmente non ci torneranno più. E' quello che vuole il terrorismo in fondo, colpire nel mucchio per spaventare tutti. 

C'è una sequenza fotografica pubblicata sulla Rete che squarcia l'orrore di quanto successo sulla spiaggia tunisina. Si vede una bella ragazza bionda in costume da bagno, i capelli bagnati perché probabilmente ha anche fatto un bagno nel mare. In mano ha un mazzo di fiori e sta in piedi davanti all'assurdo sbarramento - assurdo perché fatto con le cose dei turisti - di lettini da spiaggia messo attorno al luogo della strage. La foto successiva la mostra gettata in ginocchio, le mani strette sul mazzo di fiori e il volto contratto in un pianto a dirotto.

E' un'icona, quella foto della bella ragazza buttata in ginocchio che non trattiene le lacrime. L'icona della pietà dopo l'orrore. Magari era in mezzo ai turisti trucidati, magari conosceva qualcuno dei 38 morti, magari era altrove e non conosceva nessuno e adesso è voluta andare lo stesso a rendere omaggio a quel luogo. Magari non pensava di crollare in ginocchio, magari le è sfuggita anche una preghiera imparata da bambina e poi dimenticata.

I cambiamenti epocali scatenati dal'11 settembre 2001 non sono stati capiti esattamente, ma in realtà è saltata ogni categoria prima conosciuta, quella politica, economica, culturale, religiosa con cui abbiamo convissuto per decenni. Facciamo finta di niente, ci dicono che è tutto a posto. La gente va ancora in vacanza in Tunisia, giustamente. La strage sulla spiaggia del paese africano ricorda per orrore quella delle stazioni ferroviarie spagnole, dove la gente di tutti i giorni, i pendolari, gli operai, le casalinghe, gli studenti, furono spazzati via in modo osceno.

Chi si ricorda ancora di quella strage e di tutte le altre? Probabilmente ci siamo già dimenticati anche di Charlie Hebdo. Ci dimenticheremo anche della strage dei turisti sotto l'ombrellone.

Resterà la foto di una bella ragazza bionda in costume da bagno con i capelli bagnati che crolla in ginocchio a piangere davanti a dei lettini da sole e degli ombrelloni. Sono quegli ombrelloni e quei lettini che suscitano l'idea dell'oltraggio subito, gli ombrelloni e i lettini che tutti sogniamo per tutto l'anno. E' l'immagine del nostro dolore, del nostro martirio, di un oggi che chiede disperatamente le ragioni del dolore e poi se ne dimentica. 

E' tutto lì, in quella foto: abbiamo bisogno di aiuto, abbiamo bisogno di Qualcuno che ci liberi dal male. Anche in mezzo agli ombrelloni.

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