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L'INTERVISTA/ Vincenzo Scotti: grazie a Renzi la nostra politica la decidono gli altri

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Era evidente che con il voto una parte avrebbe finito col prevalere sull'altra. Gli americani pensavano che si sarebbe riprodotto un sistema come il loro, fatto di repubblicani e democratici che si alternano alla guida della nazione. Quelli, invece, giocavano su ragioni etiche, non politiche, e così sono comparse le fazioni e l'ingovernabilità è diventata assoluta. In quella situazione con chi tratti e con chi ti metti d'accordo?

 

Ma c'è un autorità politica in grado di trattare con queste fazioni in lotta? Può trattare lo stesso soggetto che ha scatenato la guerra?

Evidentemente no.

 

Torniamo a vicende a noi più vicine. Che differenza c'è nell'atteggiamento delle Regioni del nord Italia e le nazioni europee che rifiutano l'ingresso degli immigrati?

Nessuna, perché va diffondendosi un sentimento di paura che sta creando movimenti xenofobi, che non risolvono il problema. In Europa con la paura non si governa. Prendiamo l'esempio di Cameron in Inghilterra: se non cedeva sul referendum sull'Europa, non avrebbe vinto. C'è, purtroppo, un'enorme debolezza della politica.

 

E la politica come può vincere la paura?

Innanzitutto con una corretta informazione della situazione. Le persone di cui stiamo discutendo, cioè quelle che provengono dall'Africa del nord, sono il 5 per cento del totale di tutti gli immigrati. Noi, facendo una cattiva organizzazione, stiamo trasformando l'accoglienza in un dramma per questi poveracci. Diciamo la verità: l'Europa non ha la capacità, non è in grado di gestire questa situazione.

 

Ma non può o non vuole? C'è più paura dell'arrivo dell'Isis in Europa o che in Europa non ci siano risorse sufficienti per far vivere anche queste persone?

E' arrivato il momento di dire, come risulta da atti ufficiali, che la nascita dell'Isis è stata sostenuta anche dagli americani. Ma la paura dei cittadini europei deriva da altro.

 

E cioè?

Dalla incapacità della sua classe politica: in poche parole gli europei sono convinti che essa non abbia gli attributi politici per combattere questa battaglia. Mentre l'Europa ha senso solo se è solidale, perché non è possibile ottenere i risultati positivi dello stare dentro e poi scaricare sugli altri i mali che ne possono derivare.

 

A chi fa riferimento, in particolare?

Penso all'Ungheria, alla Polonia; la loro crescita è dipesa in questi anni dal mercato unico europeo. A questo punto, dopo aver goduto dei benefici rispondono che è un problema degli altri. Scherziamo? E poi pensiamo a come abbiamo ridotto la vicenda greca.

 

Perché?

Perché abbiamo ridotto il rapporto tra Europa e Grecia a quello tra il banchiere e il creditore. Il banchiere dice al creditore: "Tu devi vendere, tu devi fare così o cosà…", non è possibile andare avanti in questo modo.

 

E allora? 


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COMMENTI
29/06/2015 - Facciamocelo raccontare (claudia mazzola)

Ieri a "Bergamo incontra" ho avuto il piacere di ascoltare il Prefetto di Bergamo. Ci ha parlato del lavoro nel vivere e ci ha raccontato di questo evento storico dei rifugiati che sbarcano sulle nostre coste. A me pare, da quel che ho sentito, che noi italiani stiamo facendo tanto.