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Cronaca

INDAGINE POVERTA'/ Italia meglio (solo) di Bulgaria e Ungheria...

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Rispetto al 2007 (l’anno precedente all’esplosione della “grande crisi”) nel 2013 l’incidenza della povertà alimentare tra le famiglie è più che raddoppiata (dal 3% al 6,8%) con un aumento in valore assoluto di 1 milione di unità. Anche i confronti con gli altri paesi europei riservano amare sorprese per l’Italia dove il 14,2% delle famiglie residenti dichiara di non potersi permettere un pasto proteico ogni due giorni (povertà alimentare soggettiva): un dato superiore a quello della Grecia (13,8%) anche se molto lontano dal primato negativo della Bulgaria (51,1%) e dell’Ungheria (33%). Se concentriamo l’attenzione sulle coppie con 3 o più figli a carico vediamo che l’Italia raggiunge il primato negativo rispetto alla media dell’Unione Europea (25,2% vs. 11,9%) con valori assai vicini alla situazione dei nuovi stati membri (12 paesi) attestasti sul 28,6%. E’ di tutta evidenza che l’Italia sconta su questo punto la mancanza di efficaci politiche di sostegno al reddito delle famiglie più numerose, insieme al basso tasso di occupazione e di attività delle famiglie con figli.

Le analisi sviluppate nella ricerca Food poverty, Food bank, resa possibile grazie al contributo di Fondazione Deutsche Bank Italia e al contributo tecnico di PwC, si collegano metodologicamente a quelle contenute nel Primo Rapporto sulla povertà alimentare in Italia (Campiglio, Rovati 2009) di cui rappresentano un approfondimento, in uno scenario economico e sociale molto diverso da quello precedente. Il Primo Rapporto si confrontava con una situazione anteriore alla crisi del 2008, di cui non erano ancora evidenti i drammatici effetti sulla vita quotidiana dell’intera società italiana. Questo “secondo” rapporto si colloca invece a valle di quella grande crisi, registrando la persistenza dei sui effetti negativi sulla parte più fragile della popolazione italiana, coincidente con quanti si trovano in povertà assoluta: una popolazione diventata sempre più numerosa negli ultimi 5 anni e sempre più formata da adulti in età di lavoro e da figli in minore età.

Come già nel Primo Rapporto, anche in questo volume l’attenzione è posta non soltanto sulla povertà alimentare in Italia e le sue dinamiche, ma anche sul sistema degli aiuti alimentari erogati agli indigenti dalle numerose organizzazioni caritative (quasi 17.000) che operano in tutte le regioni e i principali comuni del nostro paese. Questo tipo di analisi si riferisce, in questo volume, all’universo delle organizzazioni caritative accreditate presso l’Agenzia per le erogazioni dell’agricoltura (AGEA) e non solo alle organizzazioni aderenti alla Rete Banco Alimentare (RBA) che pure rappresentano la quota maggioritaria con quasi 9000 unità. Si raggiunge in tal modo una rappresentazione, inedita e completa, della “geografia della solidarietà” basata sull’azione capillare del mondo non profit impegnato nel contrasto della povertà alimentare nel nostro paese.

L’approfondimento delle caratteristiche e del modo di operare di queste organizzazioni caritative è affidato ad un’apposita indagine campionaria riferita, in questo caso, all’universo degli aderenti alla RBA nel 2014, arrivando a documentare analiticamente tanto le capacità quanto le difficoltà operative di enti scelti con il doppio criterio della specializzazione funzionale (enti, residenze, distribuzione di derrate alimentari) e della massima dimensione, e dunque rappresentativi, a maggior ragione, delle difficoltà affrontate anche dagli enti più piccoli nel corso dell’ultimo biennio, coincidente con il travagliato avvio del nuovo programma comunitario di aiuti alimentari (Fead - Fund for European Aid to the most Deprived).