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IL CASO/ Stephen Hawking, così l'amore per la vita batte l'eutanasia

Hawking ha fatto sapere che, in caso di dolore insopportabile, o di inutilità, o di eccessivo peso sulle persone che si curano di lui, chiederebbe di morire per eutanasia. MONICA MONDO

Stephen Hawking (Infophoto) Stephen Hawking (Infophoto)

Stephen Hawking è un genio. Le sue teorie ci hanno spalancato realtà inimmaginabili e che stordiscono al punto da preferire ignorarle. I buchi neri, l'antimateria, l'origine dell'universo. Meglio non guardare, non cercare, se non si ha lo stupore di un bambino, o la grazia di non perdersi di fronte al mistero, all'apparente assurdo. Stephen Hawking ha la sclerosi laterale amniotrofica. Da un numero impossibile di anni. Una volta diagnosticata, gli avevano dato mesi di vita. Poi, un destino segnato dalla scienza medica ha virato il suo corso, senza risparmiargli nulla, ma permettendogli di vivere, non solo, donandogli un di più di eccellenza, a compensare la spasticità e l'immobilità fisica. 

Così ha potuto studiare, continuare le sue ricerche, darne conto al mondo, e non sono affatto finite. Sua moglie ha raccolto in un libro la sua scelta di vivere accanto a un genio, accanto a un malato incurabile, difficile, una star bizzosa e qualche volta dura e cinica. Una storia che è un film splendido e di successo, senza ombra di sentimentalismo e senza sconti, che è valsa il premio Oscar all'attore che si è contorto e piegato poco a poco per diventare Hawking, un fantoccio di pezza storto, con un'intelligenza luminosa e un cuore ardente. 

Hawking ha voluto far sapere al mondo che, in caso di dolore insopportabile, o di inutilità, o di eccessivo peso sulle persone che si curano di lui, chiederebbe di morire per eutanasia. Si può non reagire? Facendone un alfiere della cosiddetta buona e libera morte, ché un cotanto sponsor spazza via d'un colpo ogni obiezione possibile a leggi che qua e là stanno diventando prassi nei paesi più progressisti. O facendone un esempio negativo dell'hybris scientista, dell'ateismo portato alle sue estreme conseguenze, che si vuol far padrone di sé e decidere l'ora e le modalità di partenza. 

Si può evitare di reagire alle sue provocatoria dichiarazioni? Si deve. Perché le sue parole non sono affatto provocatorie, oramai, sono senso comune dal parrucchiere o sulle riviste per ragazzi. Perché Hawking parla ponendo delle condizioni che non sembrano mai inspiegabilmente essersi verificate: soffre di solitudine, ovviamente, non riesce a comunicare come vorrebbe, non può nuotare e giocare coi suoi figli, non è autonomo. Ma è amato. La sua mente ha eccome qualcosa da dare al mondo. E questi "se… se…" allontanano in tempo indefinito la deliberata dipartita. Quasi scaramanticamente.  

Perché pochi anni fa, nel 2013, lo stesso scienziato di fama mondiale aveva rivelato che gli stessi pensieri gli erano balenati altre volte. In particolare, quando una polmonite stava portandoselo via, e gli fu praticata la tracheotomia che gli ha tolto per sempre la possibilità di parlare, ma gli ha salvato la vita. 


COMMENTI
05/06/2015 - una buona morte (claudia mazzola)

Ho visto tanta gente morire anche di gravi malattie, volti cari che mi mancano. Tuttora ho parenti malati di cancro, nessuno si è o vuole farsi uccidere. L'unica cosa chiedono al Signore è di venirli a prendere, si capisce che non hanno tanta voglia di morire e si affidano a Dio. E comunque sia fatta sempre e solo la Sua volontà.