BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

PAPA A SARAJEVO/ Francesco, costruire la pace nella "Gerusalemme" d'Europa

Pubblicazione:domenica 7 giugno 2015

Papa Francesco (Infophoto) Papa Francesco (Infophoto)

Il Papa a Sarajevo. Ci vuole coraggio a parlare di pace ad un popolo che ancora si lecca le ferite e nello stadio che dà nome al cimitero che accoglieva i morti di quando la città era sotto assedio. Non è facile, ma il Papa lo ha fatto perché è coraggioso. È armato dell'unica arma che disarma: la vicinanza, lo stare accanto. Nessun dialogo è possibile se non ci si inizia ad avvicinare. Se qualcuno dice di voler parlare con te, di voler dialogare e comunicare ma ti lascia le cose su un tavolo o su whatsapp o te le manda a dire, saranno anche cose bellissime ma non è dialogo perché lui non c'è. Il dialogo inizia stando vicini. A Messa la pace si scambia: se non ti tocchi non è pace. Dunque il Papa, che è uomo di dialogo e di pace, ieri era a Sarajevo e parlava da lì, dove la guerra ha distrutto case e interi paesi. Era lì vicino a quelli che sono stati deportati, massacrati, uccisi o separati come avviene per ogni guerra. 

Ci vuole coraggio a fare la pace, a portarla e a scambiarla e bisogna starci. Non è vero che se vuoi la pace devi preparare la guerra: se vuoi la pace devi fare la pace. Se vuoi il bene, non solo non devi fare il male: devi fare il bene. La pace e il bene sono atti di giustizia e di amore. Non vivono di pensieri e riflessioni. Sì, sono desideri profondi dell'uomo, sono un moto del cuore, ma un moto appunto: perché mettono in moto le mani. La pace si fa. Non servono solo le sentinelle ferme sui bastioni a guardare il nemico. Una sentinella evoca un nemico ma finché non lo chiami prossimo non ci farai mai la pace. Bisogna passare dallo stare fermi in piedi, allo stare seduti accanto. 

E seduti con mani operose. Mani da falegname. Mani che fanno. La pace si fa. È un lavoro artigianale, un lavoro di bottega, di sgabello e mani grosse che fanno lavori fini. Il Papa dice che le beatitudini non parlano dei "predicatori" di pace ma degli "operatori" di pace. La pace si fa togliendo le macerie, rialzando i ponti, gettando nuove fondamenta, essendo artigiani di vita. Anche per chi come me l'ha vista solo alla televisione, la guerra è distruzione, polvere, macerie, ponti e case cadute. Allora il contrario della guerra non può essere solo desiderio di pace e discorsi: non può essere solo inchiostro, non può essere solo anima. Deve rimettere in moto la vita per essere pace. 


  PAG. SUCC. >