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LETTERA AL DIRETTORE/ A proposito di amore e verità. Quale realismo?

Riceviamo e pubblichiamo la lettera di BENEDETTA FRIGERIO, colpita dalla "separazione fra amore e verità, frutto del relativismo", come negli editoriali di Vittadini e Abbruzzese

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Gentile direttore,
sono colpita dalla diffusa separazione fra amore e verità, frutto del relativismo e che genera incertezza in tante persone. Sia l'editoriale di Abruzzese sull'aborto, sia quello di Vittadini, in cui la difesa dei valori e della verità vengono contrapposti alla testimonianza e all'incontro, rischiano di accusare proprio coloro che la carità la vivono tutti i giorni e che incontrano le persone ferite per strada. Dire che non è importante difendere i valori e contrapporsi alle leggi ingiuste o arrivare persino a teorizzare che l'aborto non vada criminalizzato, come fa Abruzzese, che per altro non menziona mai il bambino, è andare contro le persone stesse che vogliamo incontrare. Un don Oreste Benzi che raccoglieva le prostitute, una suor Elvira che salva i giovani dalla droga, cosa hanno fatto o fanno? Perché Benzi voleva i suoi all'Onu? Perché suor Elvira condanna il lassismo sulla droga? Credo che sia perché i santi sono così innamorati dell'uomo e così concreti che per salvarlo vanno fino in fondo, lottano anche perché la tratta smetta, perché gli aborti finiscano, perché le leggi sulla droga siano severe. 

Certo i santi sanno che il punto è il cuore umano e l'incontro con la Speranza, ma sono realisti e sanno anche che per aiutare questo cuore e per sostenerlo servono dei limiti. Una società senza limiti e verità, come si vede oggi, lascia l'uomo più debole e confuso. Motivo per cui la legge e i valori per i cristiani non sono mai stati sufficienti, ma necessari sì. Considerati da sempre un regalo, un bene donato all'uomo per aiutarlo a camminare (Gesù dice: "Non sono venuto ad abolire la legge o i profeti ma a dare pieno compimento"). 

Non bisogna quindi contrapporli a Dio, come facevano i farisei, ma se mai riunirli a Lui e annunciarli in Suo nome. Per questo non si deve pensare che occorra prima aspettare la conversione delle persone affinché poi cambino le leggi o si affermino i valori: lottare per essi aiuta ogni uomo, anche non cristiano, a non farsi e fare del male (di solito agli innocenti che subiscono la volontà tracotante del più forte). Cosa faremmo, mi chiedo poi, se domani fosse proposta la legalizzazione dell'omicidio? Staremmo a guardare per non imporre la nostra visione, aspettando la conversione del mondo mentre la gente muore?

A contatto con un mondo ferito, persone con emozioni omosessuali, gente che ha abortito, disperati etc., infine mi domando: come mai alcune donne che hanno abortito sono contro l'aborto e sostengono chi prega fuori dalle cliniche? Come mai tanti giovani amici che sono passati da uno stile di vita promiscuo e contro natura ora manifestano a favore della famiglia? Come mai a questi convertiti non basta porgere una mano al prossimo, ma sentono la responsabilità di dover lottare per chiedere allo Stato di impedire l'ingiustizia?


COMMENTI
09/06/2015 - Realismo è in un incontro (Daniele Brioschi)

"Se solo l'aborto non fosse legale, non mi avrebbero spinto a farlo" sono onesto ma non mi convince affatto. Così si educa l'uomo ad essere legale, ma all'uomo "non basta esser civile" come dice Gaber. Così non lo si educa alla libertà vera. Forse questa è la grande sfida che abbiamo di questi tempi in cui la libertà è confusa con la possibilità di fare tutto ciò che si vuole: educarci alla vera libertà. Per concludere, visto che si parla poi di Medjugorje quasi come di un investimento speciale da parte della Madonna e suona quasi come un'accusa contro chi non è capace di "vegliare" come le sentinelle in piedi (ma qui forse mi sbaglio ed esagero io), diciamo che Gesù non ha mai fatto manifestazioni di piazza, eppure ne aveva da difendere, di valori. Doveva dirne, di cose. Ma il suo metodo è sempre stato uno solo: l'incontro. Non manifestazioni di piazza. Se il problema è svegliare le coscienze, credo proprio che il modo delle sentinelle non sia quello giusto. Poi io personalmente sono anche essere d'accordo sui valori da difendere, ma non mi suona per niente il modo. Forse sarò io, ma ci sono mille modi di testimoniare nella propria vita, magari anche quando non credi di farlo la tua vita stessa parla di quello che hai incontrato e magari nell'incontro con un altra persona questo emerge. Quel modo "militante", da manifestazione di piazza, seppur non invadente né gridata, fatico a vederlo come "testimonianza": testimonianza è in un incontro, non in un libro letto in una piazza

 
08/06/2015 - inescusabili giustificazioni (mauro bazzi)

Chissà perché parlare di difesa della ragione e della verità di questi tempi, in cui certe leggi che il nostro governo sta facendo contro la famiglia (non quella cristiana ma quella naturale) e contro la libertà di educazione, per certe persone sembra che si voglia mettere in discussione la testimonianza che il cristiano deve dare delle sue ragioni del vivere. Eppure il Papa quando nei suoi discorsi parla di guardare a Cristo come l'unica fonte di pace, di gioia e di misericordia, non disdegna di parlare anche di colonizzazione ideologica, di teoria del gender, di attentato contro la famiglia e mette in guardia contro la sperimentazione (sociali) sui bambini. Penso che dica queste cose anche per quei cristiani (molti vescovi, sacerdoti e cielllini) che hanno pensato di ridurre il pensiero del Papa per giustificare la loro inerzia sulla questione famiglia, gender e matrimoni omosessuali. La mia coscienza mi impone di fare qualcosa e di seguire il Papa (e i vescovi italiani più illuminati come Scola, Negri, Bagnasco, Caffarra ecc) anche in queste loro sollecitazioni. Probabilmente, come per il sig. Valori, come per Vittadini la parola del Papa ha valore solo nelle cose che giustificano la loro tesi di "neutralità" promuovendo colpevolmente la loro inescusabile inerzia.

 
08/06/2015 - La domanda vera è... (GIUSEPPE VALORI)

...per che cosa spendo la vita. Mi restasse un'ultima briciola di vita (cioè realisticamente ciò che siamo in ogni istante), la spenderei per una sacrosanta battaglia (che ha anche dei luoghi destinati a questo: il Parlamento, ad esempio) o per rispondere al bisogno di senso e significato che io sono (che il mio collega di studio è)? Se è vero che è stato detto da Gesù che Egli non era venuto ad abolire la Legge, è stato anche detto da Egli stesso che era venuto a "portarla a compimento" e che la Legge fa schiavi invece l'amore vi farà liberi: non si tratta di contrapporre verità e amore, ma di riscoprire nelle pieghe del quotidiano e reale "campare" Uno che è "caritas", cioè risposta esauriente al mio (e altrui) desiderio di compimento TUTTO INTERO...e magari additarlo ad un altro... Ma da quand'è che siamo caduti in questo revanchismo teo-con? Ah si...non c'è più Berlusconi al potere...

 
08/06/2015 - E' arrivato il tempo delle opere della verità (Giuseppe Crippa)

La lettera di Benedetta Frigerio mi ha colpito moltissimo anche perché dà voce a qualche perplessità che avevo provato anch’io leggendo gli editoriali citati, in particolare in quello del professor Abruzzese. Da persone ragionevoli e da cittadini attivi abbiamo il dovere di prendere posizione personalmente riguardo alle leggi che riteniamo sbagliate, siano esse in fase di gestazione o partorite da quasi mezzo secolo. Per questo seguo con attenzione le iniziative che prendono corpo in questi mesi senza per questo addebitare alcunché a chi continua con pazienza ad educarmi nella fede pur meravigliandomi del suo silenzio quando non della sua diffidenza verso azioni che trovo tanto sagge quanto coraggiose.

 
08/06/2015 - Il "valore" nel suo vero significato (Fabio Giovenzana)

Sono totalmente d'accordo con le considerazioni di Benedetta Frigerio. Giorgio Vittadini nel suo editoriale parlava di "improbabili battaglie a colpi di valori etici". Nessuno è così stolto da voler impegnare la sua vita in battaglie su "valori etici" o, peggio ancora, su "valori tradizionali" che non esistono più. Ma una battaglia su "ciò che vale" sì! E' quanto ho imparato nella Scuola di Comunità. Don Giussani, sempre attento a spiegarci il significato dei termini, ci ha insegnato nel "Senso religioso": "L'uomo è quel livello della realtà in cui la realtà comincia a diventare coscienza di sé, comincia cioè a diventare ragione. Chiameremo 'valore' l'oggetto della conoscenza in quanto interessa la vita della ragione. Il valore è la realtà conosciuta proprio in quanto interessa, in quanto vale la pena. Se uno ha una mente ristretta, un cuore meschino, l'ambito del valore sarà più ristretto che neanche per chi abbia un animo grande, per chi sia un uomo vivace... C'è un tipo di oggetti che costituisce il termine di un interesse che l'uomo non può evitare: l'interesse ai significati. Stiamo parlando di quel tipo di oggetti in cui la nostra persona si gioca alla ricerca di un significato per sé o quel tipo di oggetti che si propone alla nostra persona come pretesa di significato per essa: il problema del destino, il problema affettivo, il problema politico...". Se non fossi disposto a fare una battaglia per ciò che è "valore", non sarei un uomo. Sarei un fungo!