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FAMILY DAY/ "Impegnarsi per abrogare le leggi contro vita e famiglia non serve": falso, ecco perché

Pubblicazione:giovedì 2 luglio 2015 - Ultimo aggiornamento:sabato 4 luglio 2015, 18.34

In piazza per la famiglia (Infophoto) In piazza per la famiglia (Infophoto)

Nel 2007 proprio in Italia il Family day (insieme ad altri fattori) ha fermato il progetto dei cosiddetti Dico, promossi dall'allora ministro Rosy Bindi e dal governo Prodi.

In Croazia, dove il governo di sinistra ha introdotto nelle scuole l'ideologia gender, il 1° dicembre 2013 si è svolto un referendum costituzionale in favore del matrimonio inteso come unione tra un uomo e una donna. La società civile si è mobilitata per raccogliere circa 750mila firme, necessarie per indire il referendum e durante la campagna referendaria i gruppi pro family hanno subito vere e proprie intimidazioni, talvolta anche violenze, sotto il fuoco di una campagna mediatica e governativa durissima. Il referendum ha però sancito la loro vittoria, con il 66 per cento dei favori.

È vero che in Spagna nel 2009 e in Francia nel 2014 le manifestazioni non sono riuscite a far abrogare il matrimonio fra persone dello stesso sesso, voluto dai governi socialisti di Zapatero e Hollande.

Ma, a parte il fatto che queste manifestazioni hanno dato come risultato un bellissimo risveglio delle coscienze, un rilancio di riflessione culturale, di attività educativa, ecc., il punto è che in Spagna e in Francia le manifestazioni sono avvenute dopo che le leggi sul "matrimonio" omosessuale erano state già varate. Ora, quando una legge è già stata varata, tornare indietro non è impossibile (come vedremo) ma è molto più difficile (a meno di non avere il sostegno della grande stampa, di segmenti della magistratura, ecc.). Prevenire è meglio che curare e le manifestazioni sono molto più efficaci se si svolgono prima del varo delle leggi ingiuste.

Inoltre, qualche timida recente retromarcia spagnola sull'aborto è avvenuta certamente anche per le pressioni della piazza nei confronti del Partito Popolare, subentrato a quello socialista.

Dal canto suo, la Manif francese ha bloccato gli ulteriori progetti di legalizzazione della fecondazione artificiale per le coppie lesbiche e dell'utero in affitto per le coppie uomo-uomo, nonché il progetto di somministrazione dell'ideologia gender in tutte le scuole, che è rimasto circoscritto ad alcune scuole.

Ancora, in Slovacchia il 5 giugno 2014 il parlamento ha approvato una modifica della Costituzione, inserendovi l'esplicita difesa del matrimonio uomo-donna e l'illegittimità di una sua equiparazione alle unioni omosessuali. Il testo modificato della Costituzione adesso recita: «Il matrimonio è l'unione esclusiva tra un uomo e una donna. La Repubblica Slovacca protegge il matrimonio in ogni sede, promuovendone il bene».

E non è vero che «indietro non si torna». 

Dal 1° gennaio 2012 la Costituzione ungherese è stata modificata da Orban (non stiamo affatto approvando tutti i suoi provvedimenti politici) in senso pro life con l'introduzione dell'affermazione che «Ognuno ha diritto alla vita e alla dignità umana. La vita del feto è protetta fin dal concepimento». Inoltre, dal 10 marzo 2013 le coppie non sposate o omosessuali non possono avere la definizione di famiglia, né gli stessi diritti e agevolazioni del matrimonio uomo-donna sposati e con figli.


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COMMENTI
04/07/2015 - Impegno e speranza (Francesco Bosi)

Ringrazio il prof. Giacocmo Samek Lodovici per questo contributo, puntuale e documentato: innanzitutto ci aiuta a ricordare il cuore del problema, cioè il dovere del cristiano di annunciare la Veirtà indipendentemente dall’esito. E lo fa citando fonti bilbiche, encicliche e testi fondamentali (p.e. Pinckaers), sottolineando il valore intrinseco di un’azione buona e la bellezza della virtù. Entrando in merito della questione attualmente molto dibattuta relativa all’opportunità dell’impegno pubblico, confuta, dati alla mano (dal’Europa all’America…), l’opinione secondo la quale l’intervento sarebbe inutile, e sottolinea la grande importanza dell’azione “preventiva” (prima del varo di una legge ingiusta). Evidenzia inoltre due elementi intrinsecamente positivi: il risveglio delle coscienze che si accompagna a queste manifestazioni, e la possibilità di “tornare indietro” rispetto a leggi ingiuste. E soprattutto fuga ogni istinto di arrendevolezza o pessimismo nei confronti del pensiero unico dominante che, come le dittature, appare invincibile ma che invece si può e si deve fronteggiare, con coraggio e speranza. Come molte testate “laiche” hanno notato loro malgrado (altro effetto della manifestazione del 20 giugno), c’è una parte della società civile ancora vigile e pronta a “metterci la faccia”, come si fece conto i regimi totalitari. Nel motivare quindi la necessità e l’utilità dell’impegno pubblico, l’articolo ravviva la speranza, dando delle solide ragioni. Francesco Bosi