BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

FAMILY DAY/ "Impegnarsi per abrogare le leggi contro vita e famiglia non serve": falso, ecco perché

Pubblicazione:giovedì 2 luglio 2015 - Ultimo aggiornamento:sabato 4 luglio 2015, 18.34

In piazza per la famiglia (Infophoto) In piazza per la famiglia (Infophoto)

Nel 2013 la Russia di Putin (di cui non approviamo certo i metodi autoritari adottati in certi ambiti) ha meritoriamente varato una legislazione restrittiva dell'aborto.

Negli Stati Uniti, dal 2010 al 2014, come ha documentato l'Istituto Guttmacher, che è di impostazione fortemente abortista, sono «state approvate ben 231 norme pro life» e «27 Stati hanno introdotto significative restrizioni all'accesso all'aborto».

Nel 2015 l'Ecuador, che aveva seguito la strategia dell'"educazione" sessuale, affidata ad "esperti", promuovendo contraccezione e aborti, ha fatto marcia indietro, restituendo alla famiglia il diritto di educare, con un Piano famiglia che incoraggia gli adolescenti a vivere l'affettività per quanto corrisponda alla loro età.

E, anche qualora questi miglioramenti vengano rovesciati nel giro di qualche anno, già aver impedito per alcuni anni delle ingiustizie contro i deboli e i bambini è cosa grande.

Abbiamo fatto solo alcuni esempi che, insieme ad altri che si potrebbero fare, riguardano casi spesso diversi tra loro e che non possiamo qui analizzare, dove i miglioramenti legislativi avvenuti sono dovuti a vari e diversi fattori: in certi casi questi successi pro life e pro family sono nati dall'alto per iniziativa politica, in altri sono nati dal basso e la politica si è accodata, e i contesti e i Paesi dove si sono svolti sono a volte molto diversi, ecc.

Ma un insegnamento è il seguente. Molti tra coloro che condividono una visione pro life e pro family «sono convinti di stare combattendo una battaglia di retroguardia […] senza possibilità di vincere, perché il "senso della storia" è un altro». Tuttavia, o ci liberiamo di questa convinzione, «che la dittatura del relativismo [espressione di Benedetto XVI, fatta propria da Papa Francesco, per es. il 22 marzo 2013] ci martella nella testa e nel cuore tutti i giorni dell'anno, o la battaglia per la vita e la famiglia è già finita, l'abbiamo già persa e arriveranno dovunque i matrimoni omosessuali, l'eutanasia e alla fine anche l'aborto post-natale», cioè l'infanticidio, che viene ormai giustificato da più parti. «Dobbiamo denunciare il fatto che quali elementi costituiscano il "progresso"» è deciso da gruppi internazionali di influenza, «che poi impongono le loro decisioni a tutti. Rimontare sull'idea dei processi "irreversibili" è difficile», eppure «le battaglie le vincono e le perdono gli uomini, e per il cristiano nessuna vittoria del male è "irreversibile". Anche il nazismo e il comunismo sovietico sembravano invincibili e "irreversibili" ma sono caduti» (M. Introvigne).

E, quale che sia il risultato politico del 20 giugno, quella giornata ha già dato preziosissimi frutti, dando voce a quella parte della società civile che viene quasi sempre ignorata dai media, che garantiscono una sovraesposizione impressionante agli esponenti della cultura radical-libertaria. 


< PAG. PREC.   PAG. SUCC. >

COMMENTI
04/07/2015 - Impegno e speranza (Francesco Bosi)

Ringrazio il prof. Giacocmo Samek Lodovici per questo contributo, puntuale e documentato: innanzitutto ci aiuta a ricordare il cuore del problema, cioè il dovere del cristiano di annunciare la Veirtà indipendentemente dall’esito. E lo fa citando fonti bilbiche, encicliche e testi fondamentali (p.e. Pinckaers), sottolineando il valore intrinseco di un’azione buona e la bellezza della virtù. Entrando in merito della questione attualmente molto dibattuta relativa all’opportunità dell’impegno pubblico, confuta, dati alla mano (dal’Europa all’America…), l’opinione secondo la quale l’intervento sarebbe inutile, e sottolinea la grande importanza dell’azione “preventiva” (prima del varo di una legge ingiusta). Evidenzia inoltre due elementi intrinsecamente positivi: il risveglio delle coscienze che si accompagna a queste manifestazioni, e la possibilità di “tornare indietro” rispetto a leggi ingiuste. E soprattutto fuga ogni istinto di arrendevolezza o pessimismo nei confronti del pensiero unico dominante che, come le dittature, appare invincibile ma che invece si può e si deve fronteggiare, con coraggio e speranza. Come molte testate “laiche” hanno notato loro malgrado (altro effetto della manifestazione del 20 giugno), c’è una parte della società civile ancora vigile e pronta a “metterci la faccia”, come si fece conto i regimi totalitari. Nel motivare quindi la necessità e l’utilità dell’impegno pubblico, l’articolo ravviva la speranza, dando delle solide ragioni. Francesco Bosi