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FAMILY DAY/ "Impegnarsi per abrogare le leggi contro vita e famiglia non serve": falso, ecco perché

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In piazza per la famiglia (Infophoto)  In piazza per la famiglia (Infophoto)

Riceviamo e pubblichiamo un articolo di Giacomo Samek Lodovici, ricercatore in filosofia nell'Università Cattolica del S. Cuore, Milano, sulla posizione dei cattolici in occasione della manifestazione dello scorso 20 giugno contro il ddl Cirinnà.

«Impegnarsi per mantenere/abrogare le leggi pro/anti life e pro/anti family è inutile: è una causa in cui si perde sempre»: così si sono espressi alcuni — in rapporto alla manifestazione "Difendiamo i nostri figli", svoltasi a Roma il 20 giugno con lo straordinario concorso di un milione di persone — che hanno asserito che queste iniziative sono inutili. È una tesi che esprime un senso di scoraggiamento e di rassegnazione rispetto a un processo culturale e legislativo considerato irreversibile, quello radical-libertario.

Come vedremo tra poco, non è vero che le manifestazioni non giovino a nulla, vedremo che le iniziative politiche possono andare nel verso sperato e che non bisogna farsi accasciare da sfiducie aprioristiche: il rinunciatario perde di certo, e non può fare un regalo migliore ai radical-libertari.

Ma, per il momento, va rilevato che l'etica cristiana è un etica delle virtù (cfr. per es. S. Pinckaers, Le fonti della morale cristiana, Ares 1982). In questa prospettiva, le azioni moralmente buone, come il testimoniare pubblicamente la verità, hanno valore intrinseco. Perché agire virtuosamente? Perché è bello, come dice già Aristotele, perché l'agire ha un valore intrinseco previo a quello che si aggiunge se esso produce risultati positivi (su ciò cfr. Giovanni Paolo II, Veritatis splendor, nn. 71-83).

Così, «la testimonianza resa [alla verità] è più importante della vittoria o della sconfitta politica che ne segue» e «il cristiano testimonia la Verità non perché è certo che vincerà una certa battaglia politica, culturale, sociale, ma perché è chiamato a testimoniare la Verità. È la chiamata che ci viene da Dio» (R. Casadei, "Perché ero a Roma il 20 giugno", Tempi, 22 giugno). Se Giovanni il Battista — e per Gesù «tra i nati di donna non c'è nessuno più grande di Giovanni» (Lc, 7,28) — si fosse limitato alla previsione dei risultati pratici della sua azione, non avrebbe mai rimproverato Erode per la sua relazione con Erodiade; invece lo ha fatto: «rese testimonianza alla verità senza compromessi […]. Così, quando accusò di adulterio Erode ed Erodiade, pagò con la vita, sigillando col martirio il suo servizio a Cristo, che è la Verità in persona» (Benedetto XVI, Angelus del 24 giugno 2007).

Ma dicevamo che le manifestazioni possono ottenere dei risultati pratici e che non è vero che in termini legislativi la storia sia irreversibile.

Ad esempio, in Austria c'è sì una legge simile a quella proposta da noi dalla senatrice Cirinnà del Pd, ma il 18 giugno è stato bocciato a maggioranza schiacciante (110 voti contrari e solo 26 favorevoli) un ulteriore progetto di legge, che avrebbe maggiormente equiparato il matrimonio uomo-donna alle unioni tra le persone dello stesso sesso. Ovviamente la notizia è stata pressoché eclissata dal sistema mediatico, che in caso di esito contrario, ne siamo certi, avrebbe dato enorme risalto al fatto. 



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COMMENTI
04/07/2015 - Impegno e speranza (Francesco Bosi)

Ringrazio il prof. Giacocmo Samek Lodovici per questo contributo, puntuale e documentato: innanzitutto ci aiuta a ricordare il cuore del problema, cioè il dovere del cristiano di annunciare la Veirtà indipendentemente dall’esito. E lo fa citando fonti bilbiche, encicliche e testi fondamentali (p.e. Pinckaers), sottolineando il valore intrinseco di un’azione buona e la bellezza della virtù. Entrando in merito della questione attualmente molto dibattuta relativa all’opportunità dell’impegno pubblico, confuta, dati alla mano (dal’Europa all’America…), l’opinione secondo la quale l’intervento sarebbe inutile, e sottolinea la grande importanza dell’azione “preventiva” (prima del varo di una legge ingiusta). Evidenzia inoltre due elementi intrinsecamente positivi: il risveglio delle coscienze che si accompagna a queste manifestazioni, e la possibilità di “tornare indietro” rispetto a leggi ingiuste. E soprattutto fuga ogni istinto di arrendevolezza o pessimismo nei confronti del pensiero unico dominante che, come le dittature, appare invincibile ma che invece si può e si deve fronteggiare, con coraggio e speranza. Come molte testate “laiche” hanno notato loro malgrado (altro effetto della manifestazione del 20 giugno), c’è una parte della società civile ancora vigile e pronta a “metterci la faccia”, come si fece conto i regimi totalitari. Nel motivare quindi la necessità e l’utilità dell’impegno pubblico, l’articolo ravviva la speranza, dando delle solide ragioni. Francesco Bosi