BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |

SENTENZA TRANSGENDER / Ma lei (o lui) chi lo ama per davvero?

Lana Wachowski, già Larry, famoso regista (Foto: Infophoto) Lana Wachowski, già Larry, famoso regista (Foto: Infophoto)

Intelligenze del calibro di don Giussani, del card. Ratzinger e di don Carron hanno parlato non a caso del crollo delle evidenze connesso alla debolezza e allo smarrimento dell’io. La ragione come misura assoluta diventa arbitrio e sfocia in palese irragionevolezza. Non c’è ragionevolezza né buon senso nel registrare all’anagrafe, poniamo, un Rocco Siffredi, ma io dico neanche un Farinelli (mitica voce bianca del settecento), come Deborah. O no? 
Non è che non si debba provare a metterci delle pezze ma, come avrebbe detto Bartali, “l’è tutto da rifare”. Chi vuole porre la sua speranza, poniamo, nelle corti di cassazione et similia, rammenti che è quanto meno un azzardo: da quelle sedi sono venute sentenze di grande vaglia e saggezza, certo, ma anche bizzarrie tipo – ricordate? (cito a senso): “non è stupro se il jeans è sfilato da una gamba sola”; “non si trattava di maltrattamenti alla moglie perché la donna aveva un carattere forte e non si mostrava intimorita dalle percosse”; “coltivava cannabis ma non ci fu reato perché le piantine non erano ancora giunte a maturazione”, “costringeva il figlio all’accattonaggio, ma questo per alcune comunità è condizione di vita radicata nella cultura”; “Fatti processare buffone, rispetta la dignità degli italiani o farai la fine di Ceausescu o di don Rodrigo non è un insulto a Berlusconi ma un’utile critica sociale”; è invece insulto, e quindi la condanna è stata confermata, per il contadino che aveva dato del maiale al vicino di casa per via dei suoi frequenti e rumorosi rutti.
Nella Babele odierna delle lingue tocca ahimé ricostruire l’alfabeto. Non c’è Collins che tenga.

© Riproduzione Riservata.