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STUPRO DI GRUPPO FORTEZZA / Firenze, il giudice assolve il branco, la ragazza: non sarò mai più la stessa

La lettera della ragazza che ha denunciato uno stupro di gruppo nel 2008 ma che pochi giorni fa ha visto i sei imputati tutti assolti dalla Corte d'Appello di Firenze. Ecco il testo

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STUPRO DI GRUPPO FORTEZZA FIRENZE, IL GIUDICE ASSOLVE IL BRANCO. LA LETTERA DELLA RAGAZZA - "Vorrei riuscire a scrivere qualcosa che abbia un senso ma non posso perché un senso, questa vicenda, non ce l'ha. Sono io la ragazza dello stupro della fortezza, sono io". Inizia così la lettera inviata a un blog dalla ragazza che pochi giorni fa ha visto la Corte d'Appello di Firenze scagionare i sei imputati dall'accusa di averla violentata nel 2008 dopo una festa vicino alla Fortezza da Basso di Firenze. In primo grado erano stati condannati a quattro anni e mezzo di carcere, poi tutto è stato ribaltato in secondo grado. "La cosa più amara e dolorosa di questa vicenda è vedere come ogni volta che cerco con le mani e i denti di recuperare la mia vita, di reagire, di andare avanti, c’è sempre qualcosa che ritorna a ricordarmi che sì, sono stata stuprata e non sarò mai più la stessa", scrive la giovane nel testo inviato al blog "Al di là del Buco - Verso la fine della guerra fredda (e pure calda) tra i sessi". A sette anni di distanza "ancora ho attacchi di panico, ho flashback e incubi e lotto giornalmente contro la depressione e la disistima di me. Non riesco a vivere più nella mia città, ossessionata dai brutti ricordi e dalla paura di ciò che la gente pensa di me". Nella sentenza di assoluzione, i giudici hanno spiegato che la ragazza, attraverso la denuncia presentata, voleva "rimuovere" quello che considerava un suo "discutibile momento di debolezza e fragilità".

"Mi è stato detto, é stato scritto, che ho una condotta sregolata, una vita non lineare, una sessualità confusa, che sono un soggetto provocatorio, esibizionista, eccessivo, borderline - si legge nella lettera - C’è chi ha detto addirittura che non ero che una escort, una donna a pagamento che non pagata o non pagata abbastanza, ha voluto rivalersi con una denuncia".

Ma ciò "che più fa tristezza di questa storia che mi ha cambiato radicalmente, è che nessuno ha vinto. Non hanno vinto loro, gli stupratori, la loro arroganza, il loro fumo negli occhi, le loro vite vincenti", scrive la giovane. "Abbiamo perso tutti. Ha perso la civiltà, la solidarietà umana quando una donna deve avere paura e non fidarsi degli amici, quando una donna è costretta a stare male nella propria città e non sentirsi sicura, quando una giovane donna deve sospettare quando degli amici le offrono da bere, quando si giudica la credibilità di una donna in base al tacco che indossa, quando dei giovani uomini si sentiranno in diritto di ingannare e stuprare una giovane donna perché è bisessuale e tanto 'ci sta'".

Quello che vince invece, "giorno per giorno attraverso quello che faccio", è "la voglia di non farmi intimidire, di non perdere la fiducia in me stessa e di riacquistarla nel genere umano, facendo volontariato, assistendo gli ultimi, i disabili, le persone con disturbi psichici". Poi conclude: "Se potessi tornare indietro sapendone le conseguenze non so se sarei comunque andata al centro antiviolenza, da cui è poi partita la segnalazione alla polizia che mi ha chiamato per deporre una testimonianza tre giorni dopo. Ma forse si, comunque, per ripetere al mondo che la violenza non é mai giustificabile, indipendentemente da quale sia il tuo lavoro, che indumenti porti, quale sia il tuo orientamento sessuale. Che se anche la giustizia con me non funziona prima o poi funzionerà, cambierà, dio santo, certo che cambierà".

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