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Cronaca

UNIONI GAY IN ITALIA/ L'Europa ce le impone: ma ora chi sarà più felice?

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È su questo che ora si appuntano gli occhi di tutti i più attenti commentatori, molti favorevoli all’estensione alle coppie gay legalizzate dell’adozione e della procreazione assistita, alcuni invece (v. Orsina su La Stampa) fermi nel sostenere che la filiazione dovrebbe restare confinata all’ambito matrimoniale. Ed è interessante mettere in luce come le riflessioni su questi temi si incentrino su questioni ancora più ampie quali il senso della natura e della tradizione, la visione antropologica e sociale che discende dall’acuirsi della domanda sui diritti individuali concessi a ogni costo, la difesa della famiglia come luogo della composizione dei diversi e ambito di tutela delle generazioni future.

Scevre di intenti discriminatori relativi ai singoli e alla loro libertà di scelta in campo affettivo, le posizioni di chi è schierato a favore del mantenimento di un regime diverso tra coppie etero e coppie gay arricchiscono il dibattito, che rischierebbe altrimenti di essere appiattito sulla rivendicazione di sempre maggiori spazi di autonomia; rivendicazioni che, per loro stessa natura, non ammettono limiti, né naturali né legali, segno di un’insoddisfazione strutturale che non può essere vinta neppure dal moltiplicarsi all’infinto dei diritti. E viene spontaneo quindi chiedersi: che ne sarà di coloro che oggi vincono la loro battaglia? Troveranno piena soddisfazione, compimento, stabilità, certezza? La loro unione sarà davvero, anche grazie alla legge, un fattore positivo per il contesto sociale in cui si troveranno a vivere?

Ma, al di là di tutte questo domande, è chiaro che ora la parola passa, in Italia, al legislatore. Che almeno in lui prevalga il senso della giuris-prudenza, che è essenzialmente prudenza prima di essere luogo di affermazione dei diritti più disparati.

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COMMENTI
22/07/2015 - E i genitori ? (Duilio Sala)

Come sempre, nella lotta tra i forti e i deboli, sono sempre i deboli quelli destinati a soccombere; in questo caso i bambini. Ormai totalmente privi dei loro più elementari diritti. E che non potranno più nascere in una famiglia normale, fatta di un papà ( maschio) e di una mamma (femmina). Ma in che razza di mondo siamo finiti?! Cordialità Duilio

 
22/07/2015 - sesso e potere (Claudio Baleani)

Ho letto un libro che sosteneva esistere una relazione fra l'affermazione del principato a Roma con la fine del ripudio e del divorzio. Nella Roma repubblicana i soggetti politici erano i pater familias i quali contribuivano e contendevano il potere politico avendo un potere assoluto alle loro spalle col proprio ambito familiare e clientelare. Per essere chiari: erano virili e autoritari dappertutto, sia dentro, sia fuori casa e perciò anche e soprattutto fuori dai confini dello Stato. Finito questo spazio di potere politico perché un super virile si imponeva sulla scena politica, era destinato a finire anche l'autonomo potere familiare sicché persino il matrimonio diventava indisponibile. I cattolici invece dicono che ciò era dovuto alla maggiore penetrazione del cristianesimo. Possono essere vere le due cose, sta di fatto che nemmeno gli imperatori cristiani hanno abolito il divorzio. Il fatto che una corte europea ci imponga un nuovo concetto di unione familiare e cioè matrimoniale (Lupi e compagni possono dire quello che vogliono, ma la sostanza è questa) impone una riflessione conseguente. L'assetto del potere si sta spostando verso superentità e ciò non ha affatto il significato di liberazione, ma di sottomissione a questo nuovo potere che paradossalmente diventa sempre più penetrante e autoritario perché annulla ogni altra autorità. Nessuno sa come andrà a finire. In ogni caso la chiesa non può certo contare sul potere politico perché tale potere non esiste.

 
22/07/2015 - argomentazioni (paolo canti)

Cara Lorenza, le tue constatazioni sono interessanti ma un po' accademiche. io ti chiedo argomentazioni anche giuridiche per affrontare il tema. continuo a pensare che l'"aiutarsi a giudicare" che oggi non va più di moda sia utile e non una modalità da "pecoroni". D'accordo che la situazione odierna ha perso ogni riferimento al buon senso e alla ragione, ma rinunciando all'argomentare andremo sempre più verso la separazione tra Fede e Ragione anche tra noi. Su certi argomenti abbiano bisogno di chi ci aiuta a leggerli Non è polemica, ma una rinuncia ad argomentare queste cose fuori dai nostri ambiti familiari e ristretti è abdicare al potere e ci porta all'estinzione (come dopo secoli di non ingerenza al potere dominante i nostri fratelli del Medio Oriente)