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CANNABIS LEGALE?/ Una proposta inutile e dannosa, ecco perché

La proposta di legalizzare la cannabis è fortemente contraria al bene della persona. Di più, è l’ennesima prova di un’idea sbagliata di politica. Il commento di FABRIZIO FOSSATI

Foto: InfoPhoto Foto: InfoPhoto

È di qualche giorno fa la notizia della presentazione di un ddl. che propone la legalizzazione della cannabis in Italia, a scopo non solo terapeutico ma anche ricreativo, a opera dell’Intergruppo Parlamentare Cannabis Legale, formato da 218 parlamentari italiani.

Al di là della sterile polemica politica, quasi tuttavia scontata vista la pressoché unanime provenienza dei parlamentari dalle aree della Sinistra italiana (ha senso in un simile caso parlare di “intergruppo”?), è forse più sensato analizzare la proposta nel dettaglio per capire in cosa essa consista e se rappresenti effettivamente un bene per il cittadino italiano; sottolineatura, quest’ultima, che non dovrebbe essere mai data per scontata: non esiste infatti proposta, legge e, in definitiva, politica, al di fuori della dimensione del bene comune.

Riassumiamo in breve i punti fondamentali della proposta dell’Intergruppo, così come pubblicata sul sito www.cannabislegale.org: qualunque maggiorenne potrà possedere fino a 15 gr. di cannabis per uso ricreativo, senza necessità di alcuna autorizzazione da parte dell’autorità statale; sarà inoltre consentita la coltivazione privata (sempre senza la necessità di alcuna autorizzazione). Sarà anche possibile costituirsi in “social club” per la coltivazione in forma associata; la cannabis potrà quindi essere acquistata in appositi punti sottoposti al regime del Monopolio (che dovrebbe anche vigilare sulla “bontà” del prodotto venduto).

La proposta di legge si propone come unico scopo la “deflazione del carico giudiziario, la liberazione di risorse disponibili delle forze dell’ordine e magistratura per il contrasto di altri fenomeni criminali e, infine, il prosciugamento di un mercato che, almeno in parte, è di appannaggio di associazioni criminali agguerrite”. Insomma, a fronte dl fallimento del proibizionismo, l’abolizione di alcune norme (o quanto meno un ammorbidirsi delle stesse) ai fini del contrasto delle attività criminali.

La motivazione principale per la quale la cannabis dovrebbe essere legalizzata, secondo i 218 firmatari della proposta di legge, è dunque facilmente così riassumibile: poiché il proibizionismo ha fallito, deve essere abolito; il guadagno di tale una abolizione sarà immediato e per l’intera società: verranno meno le attività criminali legate alla vendita e al consumo della marijuana e anche la spesa pubblica ne trarrà giovamento.

Ora, che il proibizionismo abbia fallito, è dato difficilmente contestabile. Mi pare però che, quando una norma non è più rispettata, sia forse più utile tentare di recuperare le ragioni che avevano portato all’istituzione della stessa. E la ragione del divieto del consumo di cannabis è solo e soltanto una: che è nociva, non è bene per la persona. Si potrebbe certamente obiettare: “Ma lo stato vende già le sigarette e l’alcool, anche questi danno dipendenza e fanno male!”. Vero. Oppure: “Ma nessuno studio scientifico ha mai dimostrato con certezza che la cannabis sia nociva”. Vero (almeno parzialmente, i dati sono tutt’ora molto contrastanti). La vera questione è tuttavia un’altra: la pericolosità e la dannosità della cannabis, come di qualsiasi altra sostanza stupefacente , non sono tanto nei danni fisici che esse causano (nonostante questi siano comunque considerevoli e, quindi, da prendere in seria considerazione), quanto piuttosto nel fatto che esse interrompono il rapporto tra la persona e la realtà. La droga è da sempre un modo per evadere dalla realtà.


COMMENTI
27/07/2015 - Seguire l'esempio (Domenico Cornacchia)

Un comportamento, seppur -discutibilmente- sbagliato, ma che nelle ultime nelle ultime 24 ore è stato eseguito da almeno 2-3 milioni di italiani è un problema. Un problema non risolvibile con la morale del senso della vita o altro. La tossicodipendeza è una malattia (secondo il DSM) e richiede una considerazione seria. In 50 anni di proibizionismo hanno fallito tutti: Stato, cittadini, forze dell'ordine, centri di recupero, asl. La storia ha insegnato (vedi il proibizionismo americano dell'alcol) che ad ogni proibizione segue un aumento delle vendite illegali (e un aumento 'del problema'). Perché non seguire l'esempio di stati che questo problema l'hanno -in parte- risolto? Guardiamo Spagna, Olanda, Portogallo. Perché non prendere seriamente, almeno questa volta, il problema?