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Cronaca

IDEE/ Il piano per migliorare le carceri (dopo 40 anni)

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Il mancato esempio di disciplina e onore genera nell'ambito sociale un risentimento, che riaffiora in sfiducia rispetto al contesto istituzionale, e si rafforza in accanimento forcaiolo nei confronti degli unici soggetti sanzionati con la pena carceraria: immigrati, tossicodipendenti, ladruncoli. L'assassinio è solo un atto materiale o può essere anche un atto formale-burocratico che conduce lentamente alla morte morale e civile di un popolo? Gli scandali di Roma capitale sono l'esempio, forse, più attuale ed eclatante di questo dubbio or ora sollevato. Anche la questione del diritto penale minimo, ovvero di un necessario ripensamento della procedura penale e del suo codice, potrebbe rappresentare un passaggio mirato verso la civiltà.

Posto il raggiungimento dell'obiettivo di disciplina e onore e di osservanza della Costituzione e delle sue leggi da parte dei politici e della classe dirigente, diverrebbe naturale una riconsiderazione del diritto penale come pena di restituzione in termini sociali, non mera interdizione della libertà personale in carcere, ma ravvedimento operoso da attuare direttamente in società, in maniera progressiva, bilanciata e ponderata rispetto all'azione antigiuridica compiuta. L'ossimoro di carcere e risocializzazione potrà essere attenuato avviando una riflessione su come renderlo luogo di legalità e di occasione per un recupero. Ripensare al pianeta carcere nel suo organico di risorse umane rappresenta la prima strada, a garanzia di maggiore professionalità e dedizione al compito.

A questo punto, occorrerebbe creare un team di dirigenti carcerari suddividendo per macroaree: amministrativa, sicurezza e trattamento, sburocratizzando le mansioni interne ed eliminando tutte le prassi non consentite che si frappongono al corretto esercizio della legge penitenziaria. Per favorire il dispiegamento del buon andamento e dell'imparzialità della Pubblica amministrazione in tale delicato settore, bisognerà da un lato, attualizzare un ricambio dirigenziale slegandolo da nomine politiche, soggiacendo in questo modo, ai soli criteri previsti dalla Carta Costituzionale.

Dall'altro, per vigilare sulla correttezza delle procedure e sulle responsabilità derivanti dagli adempimenti funzionali, sarà necessaria la costituzione (già prevista dalla L.10/2014) del Garante nazionale dei detenuti e relative commissioni territoriali per ciascun provveditorato regionale. Sicurezza, gestione amministrativa e trattamento a rappresentanza dell'Amministrazione penitenziaria per un verso e Garante dei diritti dei detenuti a tutela della popolazione ristretta dall'altro, apparirebbe un ottimo binomio sul quale bilanciare l'applicazione di una legge costruita quarant'anni fa sull'indirizzo della volontà del Costituente.

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