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IDEE/ Il piano per migliorare le carceri (dopo 40 anni)

Pubblicazione:domenica 26 luglio 2015

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L'ordinamento penitenziario compie quarant'anni. Risale al 26 luglio del 1975. Oggi si vorrebbe modificare una legge non solo attuale, ma anche rispettosa delle garanzie costituzionali richiamate in ogni suo articolo. Alcuni magistrati, tra cui Glauco Giostra — coordinatore dei tavoli degli Stati Generali dell'esecuzione della pena — hanno evidenziato quanto sia necessaria un'inversione di tendenza culturale rispetto alle questioni del carcere e della pena considerando vani meri aggiustamenti normativi per attuare un mutamento di visione nelle risposte penali in seno alla collettività.

E' palese come il ruolo dell'informazione sia quasi votato a confondere l'opinione pubblica sulle questioni della giustizia, a causa di automatismi di connessione con il settore della sicurezza sociale. Le questioni che ruotano intorno alle sanzioni penali meritano di essere analizzate sotto diversi profili: politico, giuridico, sociologico, amministrativo, con una visione transdisciplinare che non dovrebbe lasciare spazio al pressapochismo. L'aspetto politico è molto interessante, non potendo esso essere scisso dal comune sentire.

I maggiori rappresentanti dei partiti politici, che in genere appaiono in tv, hanno una grande responsabilità rispetto al modo e al linguaggio utilizzati per spiegare ai cittadini, ovvero agli elettori, problemi e temi di carattere sociale attinenti la sicurezza e aspetti caratterizzanti la certezza della pena. Conoscere i contesti rispetto ai quali si argomenta, dovrebbe essere il primo grande passo da compiere. Inutile parlare di carcere e pena come esponente politico se quell'universo è sconosciuto.

Diversamente, se chi ne discetta è anche avvocato, magistrato, docente esperto, operatore del settore giustizia, in qualche modo avrà una visione, forse settoriale, ma indispensabile per un approccio alla materia realistico ed imparziale. La richiesta di una pena "carcerocentrica" è apparsa tuttavia dettata dalla necessità di ripristinare uno stato fondato sulla legalità, ma si sono tralasciate nel tempo le pratiche discendenti da un orientamento di tipo etico e costituzionalistico. Se l'esponente politico è il primo soggetto posto sotto accusa dalla collettività quando rompe il patto sociale per il quale è stato eletto come degno rappresentante, perché smarrisce il fondamento del proprio mandato, ci si aspetta un sopravvenire di sentimenti di credibilità e di onorabilità.

I cittadini richiamano a una sospensione automatica da quel ruolo, senza la necessità di appigli normativi o di rimessione della questione nelle mani della magistratura. Si potrebbe demandare un parere preventivo a un gruppo di costituzionalisti, integrato da qualche magistrato, impegnandoli su aspetti relativi alla mancata conformità ex art. 54 della Costituzione, stabilendo procedure ad hoc di immediata sospensione dalla funzione pubblica esercitata. Si pensi: all'abuso di posizione determinato dall'esercizio di un'alta funzione pubblica, allo scambio di promesse tra politici e burocrati, agli evidenti conflitti di interesse, alle pratiche di occupazione a chiamata, tutte attività non sempre riconducibili a concrete fattispecie di reato.


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