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IL CASO/ Da Fabio Franceschi a Jovanotti, dov'è il paese "maturo"?

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Ogni volta che mi imbatto in queste situazioni penso che mi sembra impossibile che si continui a vivere in un Paese dove senza i genitori non si può muovere un passo e non ci si sente capaci di fare neppure la cosa più bella del mondo: crescere dei figli. Che non si possa vivere guardando avanti (invece di essere costantemente proiettati al passato: la maturità di 28 anni fa!) come accade ai giovani dei paesi che ci stanno attorno. Dai colossi asiatici alle emergenti economie africane. Che non si possano accettare posizioni differenti dalle proprie, senza dover subito ricorrere all'insulto, alla denigrazione al livore. 

Un paio di mesi fa mi è capitato di scrivere un sms a supporto di un amico imprenditore finito nel vortice di una polemica costruita ad arte contro di lui. La sua risposta mi ha fulminato: "Pensavamo che questo Paese sarebbe stato schiacciato dalla corruzione. Ci sbagliavamo. Corriamo in rischio di venire sepolti dall'invidia". Purtroppo ha ragione. Succede continuamente. E spesso accade nascondendosi dietro i nickname che permettono a tutti di dire la loro opinione nascosti dall'oblio di Internet. 

Forse, se vogliamo cambiare davvero le cose, dobbiamo partire da qui. Dall'assumerci le nostre responsabilità. Come genitori, come mogli e mariti. Come figli. Come persone che credono nel domani e non si nascondono dietro i banchi di una scuola finita tre decenni fa. Come persone che sanno ascoltare e confrontarsi senza strumentalizzare o attaccare per invidia. Le idee vanno confrontate con altre idee. Non con l'astio.

"Rudyard Kipling, l'autore di Capitani coraggiosi — ricorda Fabio Franceschi in L'Italia che vorrei — pensava che vi fosse qualcosa di cromosomico in questa litigiosità perpetua degli italiani. E raccontava una comparazione divertente, in proposito. Un inglese? Un imbecille. Due inglesi? Due imbecilli. Tre inglesi? Un popolo. Un tedesco? Un lavoratore. Due tedeschi? Una birreria. Tre tedeschi? La guerra. Un francese? Un eroe. Due francesi? Due eroi. Tre francesi? Un ménage. Un russo? Una bomba. Due russi? La rivoluzione. Tre russi? Nulla. Un italiano? Un bel tipo. Due italiani? Un litigio. Tre italiani? Tre partiti politici". 



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