BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

LETTERA DEL PAPA' ALLA FIGLIA/ Ayla, sono morto ma ti ho salvata: sei il mio miglior placcaggio

Pubblicazione:sabato 1 agosto 2015

Jerry Collins Jerry Collins

Ayla, ciao. Prima o poi ti parleranno di me, prima o poi ti racconteranno, e bisogna che tu sappia, e capisca. Sono contento che tu ce l’abbia fatta, piccola. Sei forte, bella e forte, bella come tua madre e forte come me…posso dirlo eccome, non per vantarmi, ma un Black non può essere una mezza calzetta, non ci entri in squadra, non ci resti, non vinci altrimenti. Sangue samoano nelle vene, è anche il tuo. 100 Kg di muscoli, bimba, una potenza. Facevo paura, io. Allora, ti racconto quella sera. E’ passato già un po’ di tempo, tu eri solo uno scricciolo di dieci settimane, siamo andati a cena da amici e compagni, a Perpignan in Francia: sei nata lì, perché io ero in forze al Racing Club Narbonne, brutto nome, è proprio lì, all’uscita per Narbonne che l’auto si è schiantata. Avevo bevuto un po’, non capita spesso, chi fa il mio mestiere è attentissimo, ma una volta tanto, rilassati, mi faccio…e poi ho detto, Ehi, cara, Alala, guida tu, io non sono così sicuro, stanotte, perché era notte.

Abbiamo fatto male, dovevamo fermarci lì a dormire, era troppo tardi. Che stupido, che incosciente, mettersi in macchina stanchi, a quell’ora. Uno come me sa che è inutile dire “potevamo, se avessi”. Quando sbagli, perdi. E insomma, la mamma era stanca anche lei, ma ha detto sì, fa sempre così, lei, è generosa, paziente. E’ accaduto in un attimo. Sbagliata l’uscita dell’autostrada, un’esitazione, c’era un pullman dietro, ci ha presi. Crash. Io ero dietro con te, almeno questo l’ho fatto, stavo accanto a te, la mamma faceva il taxi…Un attimo, ma è bastato. Placcaggio, sono un mago. Ti ho afferrata, coperta, protetta. Tu così piccola, io con queste braccia grandi. E’ successo l’inferno, e io non l’ho vissuto. Mamma neppure, siamo partiti subito, insieme. Tu devi aver sofferto tanto, chissà cosa pensa un neonato quando non capisce, quando ha male, soffre, chissà se ha paura. Forse no, stavi abbracciata a me. Ma sei stata ferita, e gravemente, la tua testolina, non ho fatto abbastanza, e le lamiere…Insomma, ti hanno tirato fuori, divincolato dalla mia stretta, e ora dicono che sono morto da eroe. Figurati. Da stronzo, io volevo vivere, non fare l’eroe, vederti crescere, portarti i campo con me, tenerti in alto per farti vedere da tutti, e baciarti dopo ogni vittoria.


  PAG. SUCC. >