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Cronaca

GIOVANE MORTO AL GUENDALINA/ Quello che nelle famiglie non si dice

Ieri un malore ha ucciso Lorenzo Toma, 19 anni, davanti alla discoteca Guendalina di Santa Cesarea (Lecce). la Tragedia arriva dopo quella del Cocoricò di Riccione. MAURO LEONARDI

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È successo di nuovo, a poca distanza di tempo dalla morte del ragazzo sedicenne al Cocoricò di Riccione. Un altro ragazzo, un diciottenne, si è sentito male dopo aver bevuto qualcosa che aveva in mano. Così riferisce l'amica che era con lui dentro la discoteca. Accertamenti e autopsia sono in corso. Questa volta la discoteca è la Guendalina a Santa Cesarea Terme, Puglia. Purtroppo succede spesso. Ne riporto solo un altro e lo scelgo perché il ragazzo dopo un trapianto di fegato è vivo, e racconta lui stesso che ora l'unico sballo che si concede è andare in pizzeria con gli amici. Anche lui droga. Pasticche. Era il 2011. Purtroppo la carrellata di vacanze da non poter dimenticare per molte famiglie è vasta, vastissima.

Se si potesse riavvolgere il nastro fino a qualche mese prima, qualche giorno prima, se si potesse tornare ad un viaggio in macchina di ritorno da qualche gita, padre e figlio, madre e figlia, insieme, a parlare del più e del meno, quale sarebbe il contenuto di questo "più e meno"? Sarebbe la droga? Mi chiedo cioè: in famiglia si parla di droga? al di là delle urla, delle minacce e delle proibizioni, voglio dire. Ripeto: si parla di droga in famiglia? Si va oltre gli stereotipi de "la droga fa male", "ti spappola il cervello", "se ti droghi, la prossima volta che ti faccio ri-uscire di casa sarà per passare dall'Inps a prendere la pensione?".

Proviamo a pensare a ciò di cui si parla in famiglia e a ciò di cui si tace in famiglia. Quanto c'è voluto per far diventare il sesso un argomento non più tabù tra genitori e figli? Quanto c'è voluto per far diventare "il bere pesante" un altro argomento da trattare con i figli? Forse queste due morti così vicine possono aiutarci a sdoganare il discorso droga, ora, subito, al più presto. 

Io non sto parlando del dialogo educativo intergenerazionale: quello da programma, diciamo. Quello che trovi nelle scuole e nelle pubblicità progresso. No. Io parlo del dialogo tra mamma Francesca e figlio Giulio, tra papà Arturo e figlia Aurora, tra tutti i papà Mario e i vari Pietro e Lucia che si sono salutati a Fiumicino perché si parte per la vacanza a Londra per imparare l'inglese o in stazione, al treno per la prima estate in campeggio con gli amici.

Nel dialogo normale, c'è anche l'eco di quello che ci siamo detti sulla droga? Quello di cui abbiamo parlato spesso nei mesi passati? C'è un dialogo sulla droga? Rendiamoci conto che la droga è dappertutto. Tutti si fanno le canne. Tutti.