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RAGAZZINA CORAGGIO/ Dal cuore di una bambina, uno schiaffo alla camorra e a Rousseau

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Quella piccina non conosce omertà e soggezione, anche se non è vissuta in una realtà e in una famiglia esemplare. Anche se non ha adulti degni della sua maturità (la mamma, dov’è? Non ha parlato, non parla, almeno per difenderla? E le donne del quartiere, la considereranno un’infame, da guardare a vista, repellere, o una giovane eroina da mostrare a modello ai propri figli?). La piccina ci insegna che non siamo destinati al male, se la società è malvagia. Rousseau aveva torto. Abbiamo testa, coscienza e cuore, e tocca a noi, liberamente, metterli in gioco. Cambiare si può. Essere diversi si può. Alzare la testa si può.

Ora tocca a noi, mondo adulto che deve farsi carico di quella ragazzina, della sua educazione, della sua sicurezza e felicità. Non lasciamo che la sua voce taccia, che sia inghiottita dal silenzio complice, tacitata dall’impossibilità ad emergere, a far dono a tutti della sua potenza. Che i suoi occhi pieni di dolore non si spengano, per rassegnazione e solitudine. Non basta applaudire al suo gesto, non bastano onorificenze e interviste. Bisogna averne cura, consolarla, darle speranza.



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