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NATALIA VODIANOVA/ "Cacci mia sorella autistica? E io ti punisco con Facebook"

Natalia Vodianova, top model, è stata cacciata da un bar in Russia perché sua sorella Oksana, 27 anni, autistica con una paralisi cerebrale, "terrorizzava la clientela". MAURO LEONARDI

Natalia Vodianova (Infophoto) Natalia Vodianova (Infophoto)

Natalia Vodianova è una top model conosciuta in tutto il mondo ma, a quanto pare, non a casa propria, Nizhni Novgorod, 420 chilometri a est di Mosca. 

Avviene che la bellissima Natalia sia al bar con sua sorella Oksana, 27 anni, autistica con una paralisi cerebrale, e che il gestore decida di sbatterla fuori dal caffè perché starebbe "terrorizzando la clientela". Che, per la cronaca, sarebbe costituita da una sola altra persona. Succede però che Natalia comunichi il fatto non solo alla polizia ma anche su Facebook. Perché la Vodianova è una bella persona non solo per l'aspetto. È una di quelle che hanno tutto ma non il tutto che si pensa di solito: bellezza, soldi, potere. Ha anche il cuore e la capacità imprenditoriale per creare la Naked Hearth Foundation, studiata proprio per dare aiuto ai bambini in difficoltà, anche disabili. 

E così in una notizia brutta ne spunta una bella. Nella bruttissima notizia di quando la disabilità è ancora lì a far rima con ignoranza, maleducazione, violenza verbale e fisica, paura e vigliaccheria, c'è quella bella di una donna intelligente che sa usare Facebook.

Così Nizhni Novgorod balza agli onori delle cronache. Perché adesso basta aprire Facebook per trovare il post che denuncia quanto accaduto. E tutto il mondo digitale, cioè tutto il mondo, sa dov'è Nizhni Novgorod e cosa sia accaduto in quel bar dove c'erano solo tre o quattro persone.

Sto raccontando un bel modo per usare i social che riguarda Natalia ma anche tutti noi. Perché la top model è stata brava ma pure noi con il "mi piace" virale che ne è scaturito. "Mi piace virale", infatti, non dimentichiamolo, vuol dire noi. Noi tutti. Noi gente qualsiasi. Noi che sappiamo e conosciamo i limiti dei social ma che dobbiamo anche saperne parlare bene quando è giusto. Perché noi che non siamo belli, ricchi, e potenti se abbiamo cuore, amore, coraggio, carattere e... un profilo su Facebook possiamo usarlo per far partire qualcosa di vicino alla giustizia. Parola grossa ma che non guasta. Sì, in un certo senso, la giustizia inizia sul web. Non sarà molto ma non è poco. Non è tutto ma neppure è nulla. Andatelo a chiedere al barista di Nizhni Novgorod che ha sbattuto fuori la ragazza autistica per non avere più fastidi e si è trovato al centro di un problema mondiale.

Pensiamoci e diventiamo costruttivi. Applichiamolo alle nostre vite, e alle ingiustizie piccole e grandi che ci assediano. Grazie al wifi, a un buon contratto telefonico e ai social possiamo uscire da un bar umiliati ma non a lungo e soprattutto non soli. Brava Natalia. Bellissima ma non solo.

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