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SOS MIGRANTI/ Io, italiano, vi racconto cosa vuol dire non essere trattati da uomini

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Ci avviciniamo allo sportello un po' timorosi, io e il mio amico, perché sappiamo che non sarà facile ottenere ciò di cui abbiamo bisogno: la registrazione del luogo di residenza temporanea per poter restare nel paese. E' necessaria questa registrazione: in ogni momento la polizia può chiedertela insieme al visto e al passaporto. Se non l'hai con te, possono essere guai. Già la compilazione dei moduli, completamente in una lingua e un alfabeto stranieri, senza nemmeno una parola in inglese, è stata complicata e piena di timori, quando non riuscivi a capire cosa volessero che tu mettessi dentro quei quadratini. Il tutto complicato dal fatto che i termini usati sono termini giuridici, e non è detto che si studino tutti, anche se fai un corso di lingua o se ne conosci quanto basta e serve per la sopravvivenza.

Quando diciamo all'impiegato di quale pratica abbiamo bisogno, subito la sua espressione, già non particolarmente amichevole, si indurisce: sta mangiando un gelato, chiaramente lo stiamo scocciando. Comincia a mostrare tutta la sua insofferenza: abbaia ordini in un tono anche poco comprensibile e che certo non aiuta uno straniero, nemmeno se si tratta di uno straniero che conosce abbastanza bene la lingua locale, e chiede perentoriamente questo o quel documento, questa o quella carta, non nascondendo nemmeno la sua soddisfazione quando riesce a trovare qualcosa che non va bene. Il mio amico è sul chi va là, fatica a non innervosirsi: in altre occasioni ha dovuto ritornare, anche più volte. L'impiegato se ne accorge, e si vede che innalza un muro palpabile di disprezzo e di giudizio. A un certo punto l'amico che ci ospita (straniero anche lui) e fa da garante per la residenza, che si trova nel paese da anni e ha un posto da professionista di non poca responsabilità, prova a stemperare l'atmosfera: "Ci scusi, grazie per la sua pazienza, siamo stranieri". "Lo vedo", ringhia l'impiegato, e capisco al volo, in quel momento, come la gentilezza, il tentativo di mettere un poco di umanità in quell'ufficio, sia in realtà anche una sorta di triste ammissione del fatto che sì, in fondo te lo devi aspettare, se sei straniero, di essere trattato male, e anche di dover fare buon viso a cattivo gioco...

Alla fine il mio amico conclude la sua pratica. Tocca a me. Non posso negare di essere agitato, anche se ho compilato con ogni cura tutto quello che dovevo presentare. Tendo l'orecchio, per essere pronto a cogliere ogni richiesta dell'impiegato, che passa dalla rassegnazione a improvvisi scatti di impazienza. Chiede due volte un foglio già consegnato, e che è sparito chissà dove sul suo tavolo. Inutile dire che glielo abbiamo già dato. Per fortuna ne abbiamo una copia in più. Non può usare questo pretesto per mandarci via, causa documenti incompleti. E sempre più ti accorgi che è lui ad avere il coltello dalla parte del manico.


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COMMENTI
16/08/2015 - Est modus in rebus (Giuseppe Crippa)

Vorrei raccontare quanto mi è successo, all’incirca un mese fa, in un ufficio decentrato dell’anagrafe di Milano. Prima di me una nutrita serie di persone, molti stranieri, e sto aspettando il mio turno (fortunatamente ci sono stati assegnati dei numerini e quindi possiamo aspettare seduti) da almeno una ventina di minuti. Arriva alla postazione un anziano (immagino settantenne) nordafricano al quale viene chiesto di esibire il contratto d’affitto. Non ne è in possesso e dice all’operatrice che vorrebbe andarlo a prendere visto che abita poco lontano. L’operatrice acconsente ma non è in grado di proseguire il lavoro e quindi con un cenno prega il pubblico di pazientare. Tutti hanno aspettato senza alcun cenno di disappunto per più di un quarto d’ora continuando a chiacchierare, leggere o consultare il proprio smartphone. So che il mio tempo vale quanto quello di ogni altra persona ma mi sono sentito comunque danneggiato. Quando è arrivato il mio turno ho fatto presente all’operatrice che è stata davvero gentile ma forse un po’ troppo: c’è una misura in tutte le cose. Una curiosità: in quale paese europeo un impiegato può lavorare mentre mangia un gelato? Forse la Grecia?