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Cronaca

FRANCESCO VENTORINO/ Uno sguardo sulla realtà che non si finisce mai di imparare

Don Francesco VentorinoDon Francesco Ventorino

Don Ciccio era un prete dotato di una ragione vivace e acutissima, ma la sua ragione era stranamente amica della fede. La sua grandezza nasceva dalla capacità di saper riconoscere il vero anche nei più piccoli. La sua vita di giovane prete, laureato in filosofia alla Pontificia Università Gregoriana, docente di religione al liceo Spedalieri di Catania e assistente della Fuci, ebbe una svolta radicale quando decise di seguire un gruppo di suoi studenti. In loro vedeva qualcosa di insolito, che neanche la sua dottrina riusciva a suscitare: erano stati conquistati dall'accento carico di umanità che la proposta cristiana assumeva nel linguaggio di una studentessa, già alunna di don Luigi Giussani a Milano. «Da quel momento - avrebbe detto poi don Ventorino – ha avuto una svolta decisiva: quella che solo può imprimere una realtà che con tutto il cuore e con tutta la mente avevi sempre cercato, ma alla quale da te non avresti saputo dare né forma né nome».

Nel 1960 don Ciccio aveva voluto conoscere di persona don Giussani e lo aveva seguito durante una vacanza che il prete ambrosiano guidava sulle Dolomiti. Cominciò allora un'amicizia che sarebbe durata tutta la vita. Un punto fermo mantenne sempre don Ventorino nella sua esistenza: nei momenti critici, la cosa più semplice e più costruttiva era seguire il giudizio, le discrete indicazioni e lo sguardo sulla realtà che veniva da quel prete lombardo che gli aveva cambiato l'esistenza. Non era appena questione di un metodo da applicare con i dovuti aggiustamenti nella situazione siciliana. Era uno "sguardo sulla realtà che – sono parole di Ventorino – non si finisce mai di imparare".

Don Ventorino è stato l'animatore in Sicilia di Gioventù studentesca e poi di Comunione e liberazione. Sono stati migliaia i giovani che, in questi decenni, lo hanno seguito nell'esperienza cristiana e nella presenza sociale. Nella sola Catania, quella presenza s'è espressa nei quartieri più difficili: da San Cristoforo a Librino, dal Villaggio Sant'Agata a Fossa Creta, dai Cappuccini a Belsito. Dal quel primo nucleo di giessini che si radunava nel 1959 in via Etnea numero 8 è nato un popolo che s'è diffuso in tutta la Sicilia.

In Giussani, Ventorino vedeva testimoniato con la vita e in maniera eminentemente convincente un modo di vivere il cristianesimo che era quello che il suo rettore del seminario, monsignor Francesco Pennisi, gli aveva fatto intravedere nel periodo della guerra. Era un cristianesimo che s'impastava con l'esistenza, e la trasformava rendendola più lieta. Giussani, dal canto suo, valorizzò molto quel prete dall'intelligenza vulcanica e irruento che veniva dalla Sicilia, e non mancò di chiamarlo al suo fianco come collaboratore prezioso nella guida del movimento di Cl.

Nel 2004, per i 50 anni di sacerdozio di don Ventorino, Giussani gli scrive una lettera in cui si accenna alla sua fede come "una primavera reale e regale".