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FRANCESCO VENTORINO/ Uno sguardo sulla realtà che non si finisce mai di imparare

Pubblicazione:mercoledì 19 agosto 2015

Don Francesco Ventorino Don Francesco Ventorino

Don Ventorino fu un sacerdote obbedientissimo, fino all'ultimo, alla Chiesa e ai suoi pastori, ma non fu mai clericale. Nella sua intensa attività pubblica ebbe modo di intrattenere rapporti culturali e di amicizia con Giuliano Ferrara e Ernesto Galli della Loggia, con Marcello Pera e Salvatore Natoli, collaborò con l'Osservatore RomanoIl Foglio e La Sicilia.

Particolarmente intensa fu la sua amicizia con Pietro Barcellona. Da antichi nemici ("contro di lui – ha scritto nella sua autobiografia Barcellona – mi ero battuto in tutto il periodo in cui ero stato segretario del Pci catanese, per sottrarre alla sua influenza molti giovani della mia città"), il filosofo comunista e il prete di Cl divennero amici inseparabili, tanto che scrissero insieme un profondo e fortunatissimo saggio su L'ineludibile questione di Dio, che nel 2010 vinse il Premio Capri.

Nel 2007 – don Giussani era già morto da due anni e alla guida di Cl c'era ora un sacerdote spagnolo, don Julián Carrón – don Ventorino lasciò tutti gli incarichi di responsabilità nel movimento di Cl. Si dedicò dapprima allo studio e alla pubblicazione di alcuni fondamentali saggi sul pensiero di don Giussani. Ma poi cominciò a frequentare come cappellano il carcere di Piazza Lanza a Catania. In quel luogo dove l'umanità emerge nella sua nuda verità, provò ancora una volta quanto la fede fosse capace di cambiare la vita delle persone. E la sua dedizione ai carcerati, che si manifestava anche con una attenzione grandissima ai loro bisogni, lo rese amico di tanti di loro. Il carcere divenne, per lui e per alcuni suoi amici, una nuova frontiera.

Che bella storia, don Ciccio.



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