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LETTERA/ C'è un Comune che "licenzia" le famiglie per spendere di più

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Occorre, quindi, fare un breve accenno di cosa si intende con il termine sussidiarietà. Papa Pio XI nell'enciclicaQuadragesimo anno ha affermato che: «Siccome è illecito togliere agli individui ciò che essi possono compiere con le forze e l'industria propria per affidarlo alla comunità, così è ingiusto rimettere a una maggiore e più alta societàquello che dalle minori e inferiori comunità si può fare». Ne deriverebbe, infatti, «un grave danno e uno sconvolgimento del retto ordine della società», poiché «oggetto naturale di qualsiasi intervento della società stessa èquello di aiutare in maniera suppletiva [subsidium afferre nel testo latino] le assemblee del corpo sociale, non giàdistruggerle e assorbirle». Pertanto, la sussidiarietà è il principio che indica la priorità delle iniziative che nascono "dal basso", dalle persone e dalle comunità, per la realizzazione del bene comune e impone ai livelli superiori di organizzazione sociale di non sostituirsi a quelli inferiori, ma di intervenire, se necessario, solo in loro aiuto (subsidium afferre). È evidente che la scelta fatta contrasta con quanto appena è stato detto sul principio di sussidiarietà!

Vorrei portare all'attenzione dei lettori un ultimo e fondamentale aspetto di questa vicenda. Tutto l'operato delle famiglie su che cosa si basava? Sul volontariato, cioè su un principio di gratuità. Il loro contributo alla presente opera in termini di tempo, energie e creatività non era retribuito. Togliere l'erogazione del presente servizio a un'associazione di tipo non-profit per darlo ad una organizzazione d'impresa, qualsiasi tipologia quest'ultima possa essere, significa tramutare ciò che prima non era retribuito in ciò che lo sarà. In altre parole, si manifesteranno dei nuovi costi. Infatti, per quanto le imprese che vinceranno l'appalto potranno essere virtuose ed efficienti dal punto di vista economico non potranno mai completamente compensare tutta l'attività economica non retribuita che era svolta dalle famiglie. 

A questo punto si prospettano due soluzioni: un aumento dei costi per la pubblica amministrazione oppure una diminuzione della qualità dei servizi erogati, per esempio nell'inferiore qualità del cibo per i bambini. Concludendo, siamo proprio così sicuri che è stata fatta la scelta migliore?

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