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MARIO LUZI/ La "mancanza", l'Infinito e il coraggio di non fuggire

Pubblicazione:giovedì 20 agosto 2015

Mario Luzi (Immagine dal web) Mario Luzi (Immagine dal web)

Se questo è vero non ci sono che due soluzioni. La prima è quella di rinunciare a pensarci, vivendo nella "vita insulsa" come diceva don Giussani. Rinunciare a riflettere, quindi a dimenticarsi di quelle stesse verità e bontà appena percepite. Sbarazzarsi della memoria, magari "cercando un'altra festa", come i protagonisti dei romanzi di Hemingway, persi nell'eterno tentativo di vivere la vita per i piaceri momentanei che può dare, anche a costo di tornare da soli "a piedi, in albergo nella pioggia". 

La seconda soluzione è invece quella di non fuggire e di avere invece il coraggio di guardare questa stessa mancanza, riconoscerne la verità che reca con sé. C'è qui lo spazio per la consapevolezza e per la memoria. C'è lo spazio per il ricordo, per gli affetti che mancano, per i "piccoli gesti di bontà" che abbiamo ricevuto, per riconoscere e chiamare per nome il bene che manca, della cui assenza siamo invasi.

Qui c'è Mario Luzi, tutto intero, riassunto nel suo coraggio di guardare "la piena della tua indigenza", che di fatto "ti sommerge", perché "la diga si è rotta". Dinanzi alla mancanza c'è allora la domanda più umana, più onesta e pulita che ci sia: quella che interroga il cuore sulla mancanza stessa, su cosa la strutturi e la sostanzi. C'è qui l'umano in ricerca, con coraggio ed a costo di vagare una vita intera, ma che in questo stesso vagare recupera per intero la propria umanità.

Non c'è incontro reale ed autentico con la verità rivelata che non parta dalla consapevolezza di questa mancanza e dal desiderio profondo di colmarla. È il punto di incontro nel quale incrociamo il volto e il cuore degli altri, che è poi l'unica cosa che veramente ci interessa. 

Ma un tale coraggio non può affermarsi senza un barlume di speranza, sommessamente confessata, ed è ancora Mario Luzi a descriverla: "Viene, forse viene, da oltre te, un richiamo, che ora perché agonizzi non ascolti. Ma c'è, ne custodisce forza e canto, la musica perpetua ritornerà". Il richiamo che c'è muove il cuore. Coscienza della mancanza che inonda la vita, ma anche capacità di ascoltare un tale richiamo, un richiamo "che c'è".

È l'esistere dell'umano, dal quale maturano ricerca e fiducia, attesa e desiderio. È a partire da un tale esistere che tutto si costruisce e si edifica. Ed è qui, in questo "campo base" della nostra esistenza, che ogni incontro vale e nulla, veramente nulla, è mai più banale. 



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