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NOMINE MUSEI/ La rottamazione c'è, il buon senso no

Il ministero della Cultura ha nominato venti nuovi direttori di altrettanti musei italiani. Ben sette sono stranieri e non poche sono state le sorprese. Il commento di GIUSEPPE FRANGI

Dario Franceschini (Infophoto) Dario Franceschini (Infophoto)

L'idea della grande infornata collettiva di nomine per i maggiori musei italiani può essere vista come un segnale di svolta. Ma dal punto di vista concreto non è stata una grande idea. Il giorno dopo la rivoluzione di Ferragosto, smaltita la sbornia da "rottamazione", si iniziano a vedere con più nitidezza i limiti vistosi dell'operazione voluta dal ministro Dario Franceschini. Per la prima volta si è aperto il bando a direttori stranieri, e alla fine ne sono stati scelti sette, su venti posti in palio. Ora, se si guardano i curricula, si può dire che i nostri musei, che sono e restano tra i più bei e importanti musei del mondo, meritavano un livello di candidature più alto. Nella fretta dell'operazione choc ci si è accontentati di portare a casa nomi autorevoli certo, ma non nomi di primissimo piano. Invece i musei in gioco erano tutti di primissimo piano, aldilà dei limiti e dei problemi che tutti conosciamo benissimo. Il bando ha permesso anche un fenomeno da "cervelli di ritorno", perché alcuni musei sono finiti a studiosi italiani che da tempo lavoravano in istituzioni estere. Ma come ha lucidamente e maliziosamente notato Salvatore Settis su Repubblica, anche in questo caso i calibri da 90 si sono guardati bene dal scendere in lizza: Gabriele Finaldi è rimasto alla National Gallery di Londra e Davide Gasparotto alla Getty di Los Angeles dove è Senior curator of paintings. Invece torna in Italia, per occuparsi del Museo archeologico di Taranto, Eva Degl'Innocenti, brava studiosa di archeologia medievale, che guidava un museo bretone. Per lei un bel salto con triplo avvitamento…

Ci sono poi nomine francamente poco comprensibili, come quella di Gabriel Zuchtriegel, 34 anni, tedesco, senza nessuna esperienza in direzione di musei, né piccoli né grandi, che guiderà lo straordinario sito di Paestum, con il Museo connesso. Un architetto di 44 anni, Carmelo Malacrino, invece sarà alla guida del Museo di Reggio Calabria, quello dei Bronzi di Riace. Nella scheda di presentazione approntata dal ministero si dice che è «ricercatore di storia dell'architettura nel Dipartimento di architettura e territorio dell'Università Mediterranea di Reggio Calabria» e «vanta numerose esperienze nella gestione museale e di scavi archeologici». Numerose ma non meglio precisate…

Nel bandi si chiedeva «specifica competenza attinente collezioni e/o le raccolte del museo o dei musei per i quali si è presentata domanda». Non si capisce bene allora, come ha notato Valentina Porcheddu su Il Manifesto, quale sia il raziocinio che ha portato alla guida del più importante museo archeologico d'Italia, quello di Napoli, Paolo Giulierini, un bravo etruscologo che dal 2001 dirige il Museo di Cortona. A Napoli, celebre per i tesori che vengono da Pompei e per le sculture romane, di etrusco c'è poco o nulla.