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MEETING 2015/ Carrón: una nostalgia già piena di una presenza

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Julian Carron  Julian Carron

Ha visto il Meeting, seguendo gli incontri e visitando le mostre. E oggi, lunedì 24 agosto, sarà lui stesso protagonista sul palco dell'auditorium. La guida di CL, don Julián Carrón, si confronta con le parole di Mario Luzi a tema quest'anno e con quanto sta accadendo a Rimini in questi giorni.

 

Don Julián, che esperienza fa del titolo del Meeting di quest'anno?

Quella che fa ogni uomo che vive cosciente di sé e che non può non sorprendere questa mancanza nella vita quotidiana. Ci manca sempre qualcosa. Anche quando le cose vanno bene. Anche quando siamo in vacanza: la mancanza c'è sempre. E se questo succede dopo l'incontro cristiano, questa mancanza cresce in modo esponenziale. Perché si introduce una tale nostalgia di Cristo che non soltanto non sminuisce la mancanza, ma la fa crescere. «Ti cerco giorno e notte», dice il Salmo. L'esperienza della mancanza è il segno più palese della Sua presenza.

 

Che differenza c'è tra la mancanza e il vuoto, invece?

Il vuoto è tutto diverso. Non ha nessuna capacità di apertura a un'altra cosa. Non ha niente. E se è senza niente vuol dire che uno ha bisogno di riempirlo con altro che gli dia una ragione per vivere. La mancanza, invece, è qualcosa a cui siamo costantemente richiamati. A volte vuoto e mancanza possono essere simili. La questione è capire se questa mancanza non è vuoto ma Qualcuno che mi sta chiamando, Qualcuno di cui ho nostalgia, o se è soltanto un vuoto senza fondo, oscuro, in cui non so che cosa fare, in cui devo cercare in qualsiasi modo di distrarmi o di riempirlo con altre cose perché altrimenti non lo sopporto. Invece, la nostalgia è già piena di una presenza. 

 

In questi giorni al Meeting è emersa un'evidenza: davanti a un cuore scrostato da pregiudizi e idee, sempre in ricerca, come ci ha ricordato papa Francesco, si rende palpabile la presenza di un mistero che ci mette insieme su un cammino comune. Ci aiuta a capire cosa è successo?

Semplicemente, la prima cosa che ci mette insieme è la nostra natura comune, il sentire questa mancanza, questo desiderio, questo bisogno che abbiamo di qualcosa d'altro. L'abbiamo visto dopo le Torri Gemelle, dopo gli attentati di Parigi... La gente si raduna. È un tentativo di mettersi insieme. Il problema è che, poi, non dura. Se non si trova una risposta che dia un fondamento stabile allo stare insieme, poi ci si disperde e torniamo, ciascuno, al nostro individualismo. Non c'è più la capacità di percepire la comunione, una unità tra di noi. Solo se si risponde con una risposta adeguata a questa mancanza, allora, trova un fondamento adeguato anche lo stare insieme. 

 

È questa l'apertura al mondo, la strada, a cui il Papa richiama continuamente i cristiani?


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