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IL CASO/ Imperfetta e fragile, la forza (vera) della famiglia

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Romano Guardini (1885-1968) (Immagine dal web)  Romano Guardini (1885-1968) (Immagine dal web)

Diventa sempre più difficile oggi parlare della famiglia, per chi vuole parlarne bene. Occorre imparare la leggerezza di muoversi tra luoghi comuni, retoriche edificanti, purezze dottrinali, visioni apocalittiche, crociate difensive per le quali il presunto stato di emergenza giustifica ogni mezzo e ogni linguaggio, cercando di non restare impantanati. In un mondo sempre più liquido, dove l'ultima trovata sono le "identità fluide", la sfida è non cedere alla corrente senza pretendere di affermare una solidità che non esiste, o cercare di imporre idee chiare e distinte, senza la macchia del dubbio, che non ci appartengono. La famiglia non è né liquida né solida. È resiliente: chiede di saper rimanere sul posto, ma sempre in dialogo con un altrove che ci precede e ci segue; di essere aperti, ospitando movimento e cambiamento, dubbi ed errori, fallimenti e miracoli, nella pazienza della cura e nella fedeltà del durare, che sempre richiede la capacità di cambiamento. Non è un "difendere" e nemmeno un puro preservare: è un "restare" molto avventuroso, se sappiamo viverlo nella sua pienezza. Insomma, meglio tener viva la luce che imprecare contro le tenebre!

È vero che la famiglia è sotto attacco, ma non da oggi. Lo scriveva già Guardini nella sua Etica, scritta tra i primi anni 50 e i primi anni 60: ''Secondo le più diverse prospettive, v'è oggi una tendenza a mettere in discussione la famiglia, anzi a dissolverla". 

Evitiamo dunque di rimpiangere un'età dell'oro che probabilmente non è mai esistita: in ogni tempo la famiglia ha avuto le sue crisi, le sue sfide da affrontare, le sue fatiche, i suoi nemici: esterni, ma anche interni. Romanticismo e sentimentalismo non aiutano. Lo scriveva lo stesso Guardini: "Nessun romanticismo della famiglia" (Etica, p. 519).

Non è con le immagini idilliache, che hanno ormai fatto il loro tempo, che porteremo acqua al mulino della famiglia, è la metafora non è casuale; ma neppure, tentazione oggi molto forte tra i cattolici, con il richiamo al rigore dei principi, quasi un filo spinato che dovrebbe difenderla dagli attacchi esterni, dalle fughe interne e magari persino dal ritorno di chi, fuggito ma pentito, vorrebbe tornare.

Dietrich Bonhoeffer in Vita comune scriveva "Chi ama il proprio sogno di comunione più della comunione è destinato a essere distruttore di comunione". 

Anche quando animato dalle migliori intenzioni. Questo vale anche per la famiglia! Se amiamo la famiglia come dover essere invece che la famiglia nella sua "condizione umana" (uso volutamente il termine di H. Arendt, che fonda l'idea di libertà su quella di "natalità": siamo nati per incominciare) rischiamo di essere tra coloro che, pur in buona fede, non fanno il suo bene.


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COMMENTI
26/08/2015 - La famiglia si difende da sola? (Giuseppe Schillaci)

Dire che la realtà non è una minaccia ma una promessa di salvezza è suggestivo. Dire che la famiglia si difende da sola è anche vero. Ma perché, in fondo al nostro cuore, avvertiamo quel desiderio di difendere ciò che ci è caro? È solo paura o voglia di egemonia? La mia esperienza mi suggerisce di no.