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DAL MEETING DI RIMINI A QUELLO DI PADOVA / Nicola Boscoletto di Officina Giotto: "Usare la conoscenza per correggersi e migliorarsi"

Pubblicazione:giovedì 27 agosto 2015 - Ultimo aggiornamento:giovedì 27 agosto 2015, 17.20

Nicola Boscoletto con Matteo Renzi Nicola Boscoletto con Matteo Renzi

Si è visto un po’ dappertutto in questi giorni nella Fiera di Rimini il pieghevole di Officina Giotto, diffuso in oltre ventimila copie in tutti i più importanti incontri della rassegna. Conteneva un messaggio “double face”: “Da Padova a Rimini” e “Da Rimini a Padova”. Due slogan che sintetizzano una storia ormai di dieci anni tra il mondo del carcere e il Meeting. Non c’è edizione in cui la manifestazione non abbia messo sotto i riflettori il tema della detenzione, sia con la proposta di testimonianze, sia con dibattiti sugli aspetti anche spinosi della condizione dei carcerati in Italia. Esemplare la grande mostra “Libertà va cercando, ch’è sì cara - Vigilando redimere” del 2008 con testimonianze di umanità dalle carceri di tutto il mondo. Martedì 25 agosto noi di Officina Giotto siamo stati al Meeting con cinquanta operatori, di cui 15 detenuti, La nostra delegazione ha incontrato anzitutto, come avviene ogni anno, detenuti ed ex detenuti di altri carceri italiane come pure operatori, agenti di polizia penitenziaria, assistenti sociali, educatori, cappellani e magistrati. Insieme abbiamo partecipato in mattinata all’incontro “Misericordia ed esperienza del perdono. Ricostruire un mondo nuovo”. Protagonisti due persone che hanno vissuto storie terribili di sequestri di persona: il banchiere German García-Velutini, attualmente presidente del Banco Venezolano de Crédito, rimasto undici mesi in balia di una banda criminale a tutt’oggi impunita e Oliverio González, imprenditore messicano che ha avuto il padre sequestrato, torturato e ucciso. Due storie di disumanità agghiacciante, ma anche di ripresa e di perdono, che sono state raccontate dai diretti protagonisti in una sorta di anteprima del Meeting sabato 22 agosto anche nella casa di reclusione Due Palazzi di Padova. Un incontro a viso aperto tra chi il reato lo ha subito e chi lo ha commesso. García Velutini lo ha riferito poi alla platea riminese: «Non avevo mai avuto davanti a viso aperto un sequestratore», ha raccontato, «e quando a Padova un detenuto per sequestro e omicidio mi ha chiesto cosa avrei voluto per perdonare uno come lui, gli ho risposto che il perdono bisogna chiederlo partendo dal cuore. E lì ho capito che avevo perdonato i miei sequestratori». Anche il pranzo nel ristorante romagnolo della Fiera ci ha riservato una grossa sorpresa. A tavola insieme con noi c’era un gruppo di amici da Buenos Aires guidati da padre Carlos «Charly» Olivero, il sacerdote della parrocchia della Virgen de los Milagros de Caacupé nella villa 21-24 a Buenos Aires. Un prete delle baracche, giovanissimo peraltro, ordinato dall’allora cardinale Jorge Mario Bergoglio. È stato l’incontro tra due periferie, le villas miserias argentine e il carcere. Padre Charly era desideroso di conoscere la nostra esperienza di lavoro in carcere, ci ha fatto molte domande sulla nostra storia e la fisionomia attuale anche concreta della nostra presenza nella casa di reclusione. D’altra parte il Meeting da qualche anno è diventato occasione di confronto tra esperienze dalle carceri di tutta Italia, ma anche e soprattutto da altri paesi del mondo. Perché conoscere, confrontarsi con esperienze diffuse un po’ in tutto il mondo aiuta a capire meglio anche la propria e a correggersi e migliorarsi. Il nostro gruppo per approfondire il tema del Meeting 2015 ha poi visitato le mostre “Abramo. La nascita dell’io” e “Per me vivere è Cristo. Metropolita Antonij” e poi nel tardo pomeriggio nello stand della Compagnia delle Opere assieme a una cooperativa sociale friulana ha presentato la nostra attività in carcere. 


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