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RAGAZZE ANNEGATE NEL SECCHIA/ Un male che tocca a noi "accogliere" e perdonare

Pubblicazione:mercoledì 5 agosto 2015

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Quattro giovani sorelle residenti in Italia ma di origine straniera hanno deciso ieri di fare un bagno nel Secchia, vicino a Sassuolo (Modena), nella zona di Borgo Venezia, per trovare un po' di refrigerio alla calura estiva. Poi l'imprevisto, il malore della secondogenita — diciotto anni — e il tentativo estremo di due sorelle, quella di ventidue anni e quella di otto, di salvarla. Infine la tragedia: la diciottenne e la piccolina annegate, mentre la più grande portata via in elicottero dai soccorsi allertati immediatamente dalla quarta sorella, di undici anni, illesa. 

La morte è un fatto banale, quasi scontato, nella cronaca di tutti i giorni. Chi ne è colpito si dispera, si dimena, si interroga, gli altri — invece — restano per un attimo attoniti, a volte si fermano, altre volte vanno avanti. Poi il tempo passa e tutto si dimentica. Fino alla prossima tragedia. Il fatto strano è che, come dicono sull'Appennino, la vita appare come una grande ruota e che, come sta scritto sui timpani di molti ingressi di cimiteri, "hodie mihi cras tibi". Tutti hanno i loro morti e la cosa che forse fa più arrabbiare è che ogni morto, prima o poi, si dimentica, ogni lutto — prima o poi — deve essere superato. Ce lo chiede la vita, ce lo chiede la società, ce lo chiede la ragione. 

Eppure, dinnanzi al corpo immobile di colori che abbiamo amato, non possiamo evitarci una domanda radicale e decisiva, un interrogativo che nasce dal senso di una "promessa tradita", di una "felicità mancata" e che ci porta — come diceva qualcuno in una canzone — a "urlare contro il Cielo". Ci è stata promessa la vita, ma ciascuno si trova di fronte alla morte. Il nostro cuore vuole vivere, vuole battere per sempre, ma il tempo scorre e tutto passa, tramonta. Ci aggiriamo sulla terra come divinità immortali, presi dalle nostre ragioni e dalle nostre vendette, e non ci accorgiamo che qualcosa di più profondo incombe e ci scuote. 

Questo dramma, celato o volutamente ignorato dalla stirpe degli uomini, è come un piede che un Altro continuamente mette alla porta del nostro cuore, affinché non si chiuda, affinché viva. Se non ci fosse la morte in pochi sentirebbero l'urgenza della vita, di un suo senso, di un suo destino, di un suo scopo. La Bibbia ci dice che non è vero che gli uomini hanno inventato Dio per trovare un significato al loro vivere, ma che è Dio che si è reso così presente da non poterLo più ignorare. 


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COMMENTI
05/08/2015 - Un male accolto in bene (claudia mazzola)

Oggi è morta mia zia Marisa di tumore. Quanti ne ho sotterrati e che male che fa. Mi ricordo il mio papà, ad ogni parente perso mi diceva "prima o poi tocca a me". Grazie papà che me lo hai ricordato!